mercoledì 2 luglio 2014

L'ERGASTOLO BIANCO

Da liberazione.it

Manicomio Lo chiamano “ergastolo bianco”. Colpisce «persone che non devono scontare una pena né essere rieducate», come spiega Alessandro Margara, ex magistrato e capo del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria dal 1997 al 1999.

«Si tratta di individui che sono stati prosciolti perché malati e quindi devono essere curati», per questo finiscono negli ospedali psichiatrici giudiziari, gli Opg. Ex “manicomi criminali” sopravvissuti alla riforma Basaglia varata trentadue anni fa. In Italia ne esistono ancora sei: quello di Aversa in provincia di Caserta, Napoli sant’Eframo, Reggio Emilia, Castiglione delle Stiviere (Mantova), Montelupo Fiorentino (Firenze), Barcellona Pozzo di Gotto (Messina).

Malgrado il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 1° aprile 2008 ne disponga la chiusura, la loro fine è ancora lontana. Attualmente vi si trovano rinchiusi 1.535 persone, tra cui 102 donne, contro una capienza regolamentare di 1.322 posti. Secondo i dati, aggiornati al 31 marzo, forniti dall’amministrazione penitenziaria, la quasi totalità dei presenti, 1.305, non è composta da detenuti in attesa di giudizio né da condannati in via definitiva ma da «internati».

Che cosa è un internato? Non è un detenuto e nemmeno un condannato, ma una persona ritenuta «pericolosa socialmente». Nei suoi confronti il giudice dispone una misura di sicurezza che può arrivare all’internamento. Provvedimento che «si protrae fino a quando il magistrato di sorveglianza ritiene che la persona sia pericolosa»,
sottolinea Luciano Eusebi, docente di Diritto penale all’università Cattolica di Piacenza. Ma avviene lo stesso anche quando l’internato non ha nessuno che possa prendersi cura di lui. L’internamento può essere prorogato all’infinito, lo decide sempre il magistrato di sorveglianza in base alle valutazioni mediche. Per questo lo chiamano «ergastolo bianco».

Oltre i 1.735 presenti negli Opg, ci sono ancora 484 internati rinchiusi nelle cosiddette case lavoro o Paziente case di custodia e cura. Si tratta di persone che stanno scontando una «pena accessoria». Che cosa è una pena accessoria? Una punizione supplementare che viene scontata dopo aver terminato la condanna penale.

Per le persone etichettate dalla magistratura come «delinquenti abituali o professionali», una volta usciti dal carcere subentra la misura di prevenzione: tra queste la più estrema è l’internamento in una casa lavoro, di fatto un prolungamento della reclusione in una struttura che non si differenzia in nulla da un normale carcere, anche perché il lavoro non esiste e l’internato resta chiuso in cella. L’illegittimità di questo doppio circuito penale è denunciata da tempo da molti operatori del settore e dalle associazioni di volontariato.

http://colornoprc.typepad.com/weblog/2010/04/lergastolo-bianco.html

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