martedì 25 luglio 2017

PARIGI: IL PIÙ GRANDE BILANCIO PARTECIPATIVO D’EUROPA, CHENGDU (CINA) NEL MONDO

Come spendere 75 milioni di euro in una grande metropoli? La risposta non è arrivata dai politici, ma dagli stessi cittadini parigini, attraverso la più ampia consultazione mai effettuata in Europa. Promossa dal neo sindaco Anne Hidalgo, l’iniziativa andrà avanti fino al 2020 permettendo di decidere come investire 426 milioni di euro


“Per rispondere alla crisi della politica bisogna ridare fiducia ai cittadini, attraverso più spazi in cui esprimersi e più strumenti per informarsi”.
Anne Hidalgo, sindaco di Parigi

“Signor sindaco, ho un’idea!”. E’ questo lo slogan che accompagna Paris Budget Participatif, innovativo progetto del comune di Parigi che sta riscrivendo le regole della cittadinanza attiva in Europa, all’insegna dell’ascolto e della trasparenza totale

Lanciato nel 2014 dal neo sindaco Anne Hidalgo (che ne aveva fatto un cavallo di battaglia durante la propria campagna elettorale), l’iniziativa prevede che i parigini possano decidere come spendere di qui al 2020 il 5% quota del budget annuale del Comune. Nel 2014, per la prima edizione, sono stati messi a disposizione dei cittadini 20 milioni di euro, mentre questa cifra nel 2015 è salita a 75 milioni di euro

Lezioni da Parigi, la casa del più grande Bilancio Partecipato in Europa

Antonella Napolitano, Europe Editor di Personal Democracy Media, ha pubblicato qualche giorno fa questo articolo sull’esperienza del Bilancio Partecipato a Parigi. Per consentire la lettura anche a chi non è a suo agio con l’inglese, lo abbiamo tradotto

Lezioni da Parigi, la casa del più grande Bilancio Partecipato in Europa



Lo scorso autunno gli elettori parigini hanno deciso come spendere 20 milioni di euro del loro bilancio cittadino, nella prima esperienza in assoluto di bilancio partecipato della città. Quest’anno c’è più del triplo in gioco, il processo di allocazione dei fondi è stato migliorato, e tutti i cittadini potranno proporre progetti da prendere in considerazione. Essendo la città del più ampio bilancio partecipato in Europa, Parigi guida il continente con il suo esempio.

Il sindaco Anne Hidalgo era stata eletta da poco, al momento del voto dello scorso anno, per cui il processo non è stato completo e ben realizzato come l’amministrazione avrebbe voluto, mi racconta Clèmence Pène, la 29enne responsabile della strategia digitale presso l’Ufficio del Sindaco (nonché, va detto, la curatrice per molto tempo di PDF France). Quest’anno si stanno realizzando alcuni cambiamenti chiave e si offre un supporto addizionale ai cittadini partecipanti.

La “call for ideas” è uscita il 14 gennaio. I partecipanti possono presentare le proposte fino al 15 marzo. Una volta proposta, ogni idea è discussa sulla piattaforma per un periodo di tre settimane al massimo, ed è poi inviata all’amministrazione, che ne valuta la fattibilità. Questo processo si dovrebbe concludere entro Maggio, secondo il calendario previsto. Sono già più di 4200 i cittadini che hanno creato un profilo e circa 1400 idee sono state caricate sulla piattaforma.

La città sta fornendo supporto a questi cittadini attivi: da workshop sul territorio ad informazioni che li possano aiutare nella stima dei costi, l’amministrazione sta provando a realizzare un vero processo di co-progettazione. In Giugno, i progetti giudicati fattibili saranno condivisi con tutta la cittadinanza in una assemblea, e a Settembre seguirà un voto popolare.

Il voto potrà essere espresso sia online che sulle tradizionali schede cartacee. “Il Sindaco ci tiene alla possibilità della modalità di voto tradizionale, per dare la possibilità di esprimersi anche ai cittadini più anziani e a quelli che non possiedono un computer”, dice Pène. Stando a un rapporto del 2013 del Consiglio Nazionale Francese per il Digitale (French Digital National Council), l’80 per cento dei cittadini francesi ha un computer a casa.

“Personalmente”, aggiunge Pène, “avrei preferito soltanto il voto online, eventualmente con postazioni pubbliche attrezzate per il voto online assistito. Potremmo finire per avere centinaia di progetti, e questo complicherà le cose se dovremo prevedere anche la modalità di voto cartaceo.”

La logica redistributiva del Bilancio Partecipato

Ci sono due cose che un bilancio partecipato deve avere, dice Tiago Peixoto, specialista di Open Government presso la Banca Mondiale e rinomato esperto di bilanci partecipativo: le idee devono venire dai cittadini e gli investimenti si devono concentrare nelle aree più povere e a rischio.

“L’inversione delle priorità è l’elemento che definisce il bilancio partecipato”, mi dice nel corso di un’intervista via Skype, “ la visione ‘conservativa’ del BP prende in considerazione i bisogni dei cittadini.”

Nel primo tentativo di bilancio partecipativo nella capitale francese sono mancati entrambi gli elementi: nell’autunno 2014, la città di Parigi ha investito 20 milioni di euro nel bilancio partecipato, ma i cittadini hanno potuto votare soltanto per un insieme di 15 progetti pre-selezionati. Hanno votato più di 40000 persone (Parigi ha una popolazione di 2.200.000 abitanti), e il 60 percento ha scelto il voto online.

“Ciò che accede spesso è che le città tentano di implementare il bilancio partecipato senza usare la ‘formula di redistribuzione’ e poi si rendono conto di non riuscire ad ottenere gli stessi risultati che ha avuto il Brasile”, prosegue Peixoto.

Il Brasile, suo luogo di nascita, è stato notoriamente il primo a sperimentare e implementare con successo il bilancio partecipato, iniziando circa 25 anni fa. Uno studio di fine 2013 mostra che fra il 1990 e il 2008, oltre 120 fra le 250 città brasiliane più grandi hanno adottato il bilancio partecipato

Come scrive il Washington Post:

Le amministrazioni locali che hanno adottato il bilancio partecipato hanno speso di più in educazione e sanità, ed hanno visto calare la mortalità infantile. Stimiamo che le città senza BP abbiano un livello di mortalità infantile simile alla media brasiliana. In ogni caso, la mortalità infantile crolla di almeno il 20 percento nelle città che hanno utilizzato il BP per più di otto anni – di nuovo, dopo aver considerato gli altri fattori politici ed economici che possono influenzare la mortalità infantile

martedì 18 luglio 2017

Agente CIA confessa: l'11 settembre la terza torre (WTC7) fu una demolizione controllata, non crollò per opera dello spirito santo

QUINDI L'11 SETTEMBRE 2001 LA TERZA TORRE NON è CADUTA PER OPERA DELLO SPIRITO SANTO COME HA DETTO IL GOVERNO AMERICANO RIBADITO DAGLI IMBECILLI MASS MEDIA ITALIANI...










Dopo essere stato rilasciato da un ospedale del New Jersey il venerdì con poche settimane di vita rimaste, Malcolm Howard, 79 anni, un ex operatore della CIA sta raccontando tutto.
Il signor Howard sostiene di aver partecipato ad un’operazione CIA segreta per la demolizione controllata del World Trade Center 7, l’11 settembre

Formato come ingegnere civile, è diventato un esperto di esplosivi dopo la ricerca e gli studi effettuati nella CIA negli anni ’80, dove ha trascorso 36 anni della sua vita come operatore

domenica 16 luglio 2017

Sudamerica: corsa ai passaporti dei discendenti italiani, basta un lontanissimo avo

Trecentomila gli oriundi in attesa. I picchi in Brasile e in Venezuela. Potenzialmente hanno diritto alla cittadinanza 80 milioni di persone. Ma la fondazione Migrantes: “È più italiano lo straniero nato qui”

Ci sono gli italiani che non hanno mai visto l’Italia o a malapena ci sono stati una volta in vacanza. Figli di italiani emigrati, il loro numero cresce sempre di più: sono quasi due milioni (1.888.223 per la precisione) e altre 160 mila pratiche sono in attesa.  

Ma dietro questo fenomeno se ne nasconde un altro esploso, nel corso dell’ultimo anno, in maniera dirompente. È il numero delle richieste per acquisire la cittadinanza come italo-discendente

Sei milioni non vanno in vacanza: la crisi cancella un sogno italiano

La stretta economica investe anche chi non vive in povertà assoluta. Al Sud record di rinunce



Non c’è ripresa o ripresina che tenga. Nonostante per il turismo si annunci un’estate da record, rispetto all’anno passato aumenta il numero degli italiani che rinuncia alle vacanze. Per ragioni economiche, ovviamente. Stando all’ultima indagine Swg-Confesercenti il 26% degli italiani prevede infatti di non andare in ferie, contro il 25% dell’anno passato. La variazione è minima, ma si tratta della prima inversione di tendenza dopo tre anni di calo. Ancora più significativo è l’aumento di quanti forniscono motivazioni di tipo prettamente economico per restare a casa: si tratta infatti del 58% delle risposte, contro il 55% del 2016, e corrisponde al dato più alto mai registrato da Swg dal 2009 ad oggi. Senza contare poi che un altro 8% dice di andare in vacanza «in altri periodi» e molto probabilmente lo fa per tenersi alla larga dai prezzi dell’alta stagione. In totale, stima Confesercenti, saranno circa 6 milioni gli italiani che non andranno in vacanza per motivi economici, una fetta di popolazione consistente e che va ben oltre i 4,7 milioni di poveri appena conteggiati dall’Istat

Vacanze più brevi  

Ascension nell'Oceano Atlantico: isola degli 007 dove anche la natura è un esperimento

Un'isolotto vulcanico nel bel mezzo dell'oceano Atlantico, proprio a metà strada fra il Sud America e l'Africa


 Raggiungere Ascension Island non è così facile, proprio come scappare da lì. E' rimasta disabitata fino al 1815, anno in cui gli inglesi vi stabilirono una guarnigione come misura precauzionale in seguito all'esilio di Napoleone su Sant'Elena, la terra più vicina ma comunque distante 1.300 chilometri



Qui si trovano spiagge dorate e territori incontaminati

mercoledì 7 giugno 2017

Tutti i massoni partecipanti al Bilderberg 2017 in Virginia (USA)

Da Vigilant Citizen
Quest’anno, la riunione del Bilderberg si sta svolgendo in Virginia, Stati Uniti d’America. Ecco uno sguardo ai temi che saranno discussi in questa riunione d’elite e l’elenco completo dei partecipanti.




Il vertice di tre giorni delle élite politica ed economica è iniziato il 1° Giugno al Westfields Marriott in Virginia




L’hotel di lusso è stato in completo blocco da Mercoledì e una squadra di architetti di giardini sono stati impegnati a piantare alberi lungo il perimetro per proteggere il sito da occhi indiscreti.
Quest’anno, la riunione del Bilderberg si svolge a meno di 100 chilometri dallo Studio Ovale, una posizione che è in qualche modo simbolica e appropriata




In effetti, l’argomento numero 1 in discussione, riportato sul sito ufficiale Bilderberg è l’Amministrazione Trump: una relazione sui progressi

Bilderberg 2017 Virginia (USA): tutte le merdacce italiane invitate

Come ogni anno i grandi del mondo economico-finanziario, alcuni fra i maggiori esponenti politici della Terra e una delegazione di giornalisti internazionale vincolata al silenzio si riuniranno in un albergo, a porte chiuse, per discutere di alcuni dei maggiori problemi a livello globale





 Il meeting top secret, per chi non lo sapesse (se ne parla con maggiore risalto solo da qualche anno), si chiama Bilderberg. Quest’anno l’appuntamento è fissato fra il primo e il 4 giugno a Chantilly, nello stato del Virginia (Usa)




Le uniche cose pubblicamente disponibili di quest’incontro sono la lista degli invitati, gli argomenti di discussione, oltre alle coordinate geografiche. Il resto è tenuto nel massimo riserbo, e in passato è stato ben documentato l’anomalo livello di sicurezza imbastito per questo genere di evento “informale”

Bilderberg conference 2017 Virginia (USA): attendees dodge the press as secretive meeting ends

Most in attendance avoided journalists at all costs, but Ryanair’s CEO says annual gathering of world’s elite was ‘very useful’




Michael O’Leary hopped out of his limousine, saw me scuttling towards him with my camera, and darted off into departures. I hurried in after him.


Bilderberg: the world’s most secretive conference is as out of touch as ever
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He looked tired. The Ryanair chief executive was heading home from Washington after his third Bilderberg conference, three gruelling days of hot-button geopolitical discussions and trying not to get stuck next to George Osborne at dinner.

I cornered him next to a terrible-looking airport steakhouse and, wearily, he agreed to answer a couple of questions. Around the notoriously tight-lipped Bilderberg group, this was a big step. Even though the annual conference is packed with government ministers, senators and party leaders, the public is resolutely denied even the most cursory press briefing

MASSONI del Bilderberg 2017 riuniti in Virginia (USA): rompere il silenzio intorno a questa cupola di MERDA

di Gianluca Ferrari de ilfattoquotidiano.it

 Nel totale occultamento dei mass media nostrani è cominciato a Chantilly, in Virginia, l’incontro annuale del gruppo Bilderberg




 Fino al 4 giugno questa cupola composta da banchieri, manager, politici, militari e giornalisti discuteranno su come perseverare con quel sistema neoliberista che permette a 8 persone di possedere una ricchezza pari a 426 miliardi di dollari, una somma equivalente a quella che hanno 3,6 miliardi di persone




Il gruppo Bilderberg, annualmente raduna, in lussuosi alberghi a porte chiuse, il gotha della plutocrazia mondiale. Il nome del club deriva dal nome dell’hotel de Bilderberg a Oosterbeek, nei Paesi Bassi dove si tenne nel 1954 la prima riunione

Bilderberg 2017 Virginia (USA): secret meeting of global leaders could prove a problem for Trump

The annual gathering of government and industry elites will include a ‘progress report’ on the Trump administration. Will it get a passing grade?




the storm around Donald Trump is about to shift a few miles west of the White House, to a conference centre in Chantilly, Virginia, where the embattled president will be getting his end-of-term grades from the people whose opinion really matters: Bilderberg.

The secretive three-day summit of the political and economic elite kicks off on Thursday in heavily guarded seclusion at the Westfields Marriott, a luxury hotel a short distance from the Oval Office. The hotel was already on lockdown on Wednesday, and an army of landscapers have been busy planting fir trees around the perimeter, to protect coy billionaires and bashful bank bosses from any prying lenses




Perched ominously at the top of the conference agenda this year are these words: “The Trump administration: a progress report.” Is the president going to be put in detention for tweeting in class? Held back a year? Or told to empty his locker and leave? If ever there’s a place where a president could hear the words “you’re fired!”, it’s Bilderberg.

The White House is taking no chances, sending along some big hitters from Team Trump to defend their boss: the national security adviser, HR McMaster; the commerce secretary, Wilbur Ross; and Trump’s new strategist, Chris Liddell. Could the president himself show up to receive his report card in person?



sabato 22 aprile 2017

Val d'Aosta: arriva il Valdex, la nuova moneta locale

Un circuito di credito sul modello sardo. «Non chiamatela moneta virtuale né baratto» dicono i promotori. Ma, sulla scia del ormai noto Sardex e delle altre 10 realtà già attive in Italia, anche la Valle d’Aosta scommette sulla «banconota che non c’è». Si chiama Valdex: vale un euro ma non può essere cambiato in euro; non esiste in forma di cartamoneta e rappresenta un’unità di pagamento su una piattaforma digitale; non dà interessi, non si accumula e va spesa, all’interno del circuito degli associati, entro un tempo definito



Il Valdex, presentato in via ufficiale in questi giorni e sul quale già in tempi non sospetti si era espresso a favore colui che da poco più di un mese è il nuovo presidente della Regione, Pierluigi Marquis, nasce per iniziativa di alcuni imprenditori decisi a imitare il modello sardo e punta a «rilanciare l’economia locale» attraverso «strumenti di credito paralleli e complementari a quelli tradizionali», bypassando così le secche del «credit crunch» che attanaglia piccole e medie imprese

 Il sistema funziona così: le aziende che si iscrivono al circuito acquistano e vendono beni e servizi all’interno dello stesso circuito bilanciando le entrate e le uscite attraverso un sistema di compensazione dei crediti e dei debiti

Il «credito» non viene dunque erogato da un’autorità centrale ma sono le stesse imprese a farsi credito tra loro in quanto tutte le posizioni di debito e credito sono riferite al circuito nel suo complesso, ovvero all’insieme di tutte le imprese iscritte

La sospensione del medico 'No Vax' Gava non ha valore, deciderà un giudice e non un 'ordine' ascentifico che neanche capisce la nutrizione specie-specifica

Gli avvocati Silvio Riondato e Giorgio Piccolotto annunciano battaglia: «La legge prevede la sospensione cioè l’inoperativita’ di queste sanzioni quando sono impugnate, come la Difesa farà, davanti ad un giudice, poiché gli Ordini dei medici sono sostanzialmente non competenti, sono associazioni rappresentative di imprese economiche che cioè mirano al lucro, perciò sono inaffidabili, sono a rischio di gravi arbitri e irregolarità come nel caso»


La notizia arriva con un tweet del presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi: l’Ordine di Treviso ha radiato il cardiologo Roberto Gava, già noto per le sue posizioni anti-vaccini ed aperto alle medicine alternative

venerdì 21 aprile 2017

Pizzarotti teme Ghirarduzzi e nega la sala stampa del comune a M5S Parma

Il Comune di Parma nega la sala stampa del Municipio al Movimento 5 Stelle per presentare la lista elettorale del candidato Daniele Ghirarduzzi, scelto dagli attivisti per ostacolare l'ex Federico Pizzarotti



Nei giorni scorsi, i grillini redivivi avevano chiesto di poter entrare nel palazzo per un incontro con la stampa in cui illustrare candidati e programmi. Ma la richiesta non è stata accolta. La domanda era stata fatta per conto dei pentastellati dal consigliere Nuzzo, uno di quelli che in questi anni ha abbandonato Pizzarotti, criticando le sue scelte poco grilline

Che Ghirarduzzi non sia gradito in Comune è lapalissiano

Bello Figo candidato sindaco di Parma col PD contro Pizzarotti

"Bello Figo candidato sindaco di Parma": la bufala corre sul Web



Bello Figo candidato sindaco di Parma per il Pd. E' questa la bufala che sta viaggiando su Facebook, all'insaputa sia del rapper parmigiano di origine ghanese sia del partito.

Diritto d’autore: hanno lasciato la Siae migliaia di autori per affidarsi alla concorrenza

Forse un giorno gli artisti italiani potranno scegliere tranquillamente la società da cui farsi rappresentare per riscuotere il diritto d’autore dovuto per l’utilizzo delle loro opere in Internet, televisione, dal vivo ecc.
 Parimenti, gli utilizzatori (negozi, radio, televisioni ecc) potranno fruire della medesima discrezionalità nell’accedere al repertorio da trasmettere sulle loro reti. In entrambi i casi, la scelta verrà effettuata tenendo conto dell’efficienza dell’intermediario in termini di costi, trasparenza, rapidità. In futuro in Italia sarà così, forse..

Nel frattempo, però, la situazione italiana è più che mai grigia e confusa. L’unica società legalmente autorizzata ad operare in Italia nell’intermediazione del diritto d’autore è la SIAE, sulla base di una riserva di legge che risale al 1941, cioè ai grammofoni
Man mano sono però apparsi nuovi intermediari, incoraggiati dal fatto che tale attività risulta liberalizzata ovunque in Europa. Infatti, pur restando l’operatore storico (PRS nel Regno Unito, Gema in Germania ecc) il perno del settore, non vi è ragione per vietare l’ingresso a nuovi operatori innovativi, soprattutto ora che il mercato si è spostato verso tecnologie più avanzate. Pertanto, in Italia alcune migliaia di autori (alcuni famosi come Fedez e Gigi d’Alessio) hanno lasciato la SIAE per affidarsi alla concorrenza, e così hanno fatto molti utilizzatori

7 milioni di italiani usano gli adblocker, I software che bloccano le pubblicità online

Sono oltre 200 milioni in tutto il mondo quelli che sui pc hanno installato AdBlock, ABP e le altre estensioni che bloccano la pubblicità online, per impedire a banner e pop-up di apparire sullo schermo del computer durante la lettura di un articolo

La novità più importante del 2016 – riportata nell’incontro con Pierluca Santoro di DataMediaHub e Giacomo Fusina di Human Highway durante la Social Media Week di Milano – è però la crescita inarrestabile degli adblock su smartphone e tablet: secondo i dati di PageFair, nel marzo 2016 gli utenti che bloccavano le pubblicità sui dispositivi mobili erano 408 milioni, in crescita del 90 per cento rispetto all’anno precedente

Un colpo doppiamente duro per gli editori, che fino a poco fa ritenevano il mobile al riparo da questo tipo di software. La situazione è invece cambiata drasticamente soprattutto dopo la decisione di Apple, nel settembre 2015, di permettere di scaricare e installare adblocker su iPhone e iPad. 

Si calcola che il 21 per cento dei 2 miliardi di smartphone diffusi nel mondo sia dotato di questi software, ma la percentuale è molto più elevata in paesi come India e Cina, dove tanti posseggono solo dispositivi mobili e dove si fa parecchia attenzione al risparmio di banda che gli adblocker consentono, impedendo alle pubblicità di venire caricate

Bueno: sexy guardalinee senza reggiseno che fa impazzire i calciatori del Brasile



Il match amatoriale tra Desire e Sporting si è trasformato in una sfilata per via della presenza della provocante modella brasiliana





Il match tra Desire e Sporting si è trasformato in una sfilata. Il motivo? La presenza di Denis Bueno nella terna arbitrale




 La modella brasiliana, infatti, ha fatto la guardalinee durante la partita e con il suo look provocante ha fatto perdere la testa ad alcuni calciatori che, durante la foto di gruppo, hanno rivolto lo sguardo verso di lei: per l’occasione si è presentata al campo con una striminzita maglietta bianca, ma senza reggiseno…







http://www.itasportpress.it/gallery/brasile-la-sexy-guardalinee-denis-bueno-mette-tutti-in-fuorigioco/?intcmp=guardalinee-sexy

Medici scandalosi: oltre a non capire l'alimentazione litigano uccidendo neonati

Un litigio tra medici per l’utilizzo della sala operatoria avrebbe ritardato di oltre un’ora un intervento urgente di parto cesareo, causando la morte di una neonata per asfissia cardiaca dovuta al cordone ombelicale stretto attorno al collo. È quanto hanno stabilito le indagini della Procura di Bari sul decesso di una neonata avvenuto il 30 aprile 2016 nell’ospedale Di Venere di Bari

Nei mesi scorsi il pm Gaetano De Bari - che ha coordinato gli accertamenti dei Carabinieri del Nas - ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a otto persone, tutti i sanitari - medici e infermieri - dell’equipe del reparto di ostetricia e ginecologia che avevano avuto in cura la madre nei giorni precedenti il parto. Nei loro confronti la Procura ipotizza il reato di omicidio colposo per aver ritardato l’intervento cesareo. Soltanto dopo la chiusura delle indagini, però, è giunta sulla scrivania del pm l’informativa dei militari dalla quale sarebbe emersa la vera ragione di quel ritardo fatale: un litigio fra tre medici (altri rispetto agli otto indagati) per l’utilizzo della sala operatoria

Quel giorno le sale del reparto di ostetricia erano tutte occupate e quando i sanitari si sono accorti della sofferenza fetale e hanno disposto un cesareo d’urgenza, hanno deciso di rivolgersi al vicino reparto di chirurgia generale. A quel punto il primario, un altro chirurgo che aveva predisposto la sala per un intervento di appendicectomia e l’anestesista che avrebbe dovuto effettuare il cesareo, hanno avuto un diverbio sull’utilizzo della stessa sala, di fatto ritardando l’intervento di circa un’ora e mezza. Nell’attesa la donna, pronta per il parto, sarebbe rimasta senza monitoraggio e quando la bambina è stata finalmente fatta nascere era in grave sofferenza

La finta app di Pornhub che prende in ostaggio gli smartphone Android

Il software ufficiale della popolare piattaforma non è scaricabile sul Play Store: così gli utenti si devono affidare a siti di terze parti, sconosciuti e inaffidabili

L’applicazione richiede una scansione per individuare eventuali virus. Una volta eseguita, è possibile vedere video pornografici. In realtà, installa un ransomware che blocca lo smartphone e chiede un riscatto di più di 100 dollari in Bitcoin. Così, la finta app di Pornhub, scaricabile da distributori sconosciuti o comunque inaffidabili, diffonde il virus destinato a infettare i sistemi operativi Android. Questa nuova tipologia di Ransomware è stata scoperta da ESET, una società di cybersicurezza irlandese, che ha subito lanciato l’allarme

Tribunale: le telefonate del cellulare causano tumore al cervello

«Per la prima volta al mondo è stata emessa una sentenza di primo grado che riconosce il legame causale fra un tumore al cervello e l’uso del telefono cellulare». Ad annunciare lo storico verdetto sono gli avvocati dello studio legale Ambrosio e Commodo

Il Tribunale di Ivrea ha condannato l’Inail a corrispondere al lavoratore, un 57enne dipendente di Telecom Italia che utilizzava il telefono dalle 3 alle 4 ore al giorno, la rendita vitalizia da malattia professionale

La decisione del giudice Luca Fadda tiene conto di una consulenza tecnica per la quale è l’uso del cellulare ad aver causato il neurinoma dell’acustico, un tumore benigno ma invalidante. «E’ la prima volta che la giustizia italiana riconosce la piena plausibilità dell’effetto oncogeno delle onde elettromagnetiche dei cellulari», spiegano gli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone

L’effetto era già stato riconosciuto nel 2011 dalla Iarc e in precedenza si erano pronunciate la Corte d’Appello di Brescia e la Cassazione. «Il fatto che i tribunali italiani riconoscano la causa oncogena insita nei campi elettromagnetici generati dai cellulari – sottolinea l’avvocato Bertone – è il segno del continuo avanzamento delle conoscenze scientifiche. E’ importante che tutti gli italiani siano al corrente dei rischi che corrono utilizzando i cellulari. E’ importante che i bambini e le donne in gravidanza non usino il cellulare. Senza dimenticare l’esposizione passiva, con lo stesso meccanismo del fumo passivo»

Google: su Chrome un sistema per bloccare la pubblicità

Nel mirino non finirebbero tutti gli spot ma solo quelli ritenuti «inaccettabili» dalla «Coalizione per un’industria pubblicitaria migliore»: pop-up, spot a schermo intero che precedono la visualizzazione di un sito; video che partono in automatico

Google starebbe valutando di introdurre sul browser Chrome un sistema di ad-blocking, cioè di blocco della pubblicità, che dovrebbe dispensare i navigatori dalla visione di spot invadenti. Lo scrive il Wall Street Journal, secondo cui la novità riguarderebbe sia la versione di Chrome per computer, sia quella per smartphone e tablet

L’ad blocker di Google, che aderisce alla Coalition for better ads, sarebbe in grado di filtrare certi tipi di annunci pubblicitari. Quelli che hanno un carattere più invasivo e compromettono l’esperienza di navigazione su Internet provocando una reazione di rigetto da parte degli utenti. Come i pop-up pubblicitari (già disattivabili su Chrome) che si aprono improvvisamente a finestra, gli annunci che compaiono prima della visualizzazione di un sito con un conto alla rovescia, o i video con audio che partono automaticamente mentre si sta leggendo un articolo

Federico Caffè: il professore scomparso come Majorana

L’economista keynesiano lasciò sul comodino cinque oggetti: occhiali, orologio, chiavi, passaporto e libretto degli assegni



Trent’anni fa il professore di lettere Alfonso Caffè diede alla stampa la notizia della scomparsa del fratello Federico, uno dei più colti e raffinati economisti italiani, professore fuori ruolo di Politica economica e finanziaria all’Università di Roma. Alle 5.30 del mattino un vicino sentì aprire e chiudere l’uscio dell’abitazione di Caffè, nel quartiere romano Monti. Albeggiava appena, nessuno vide la piccola figura del professore attraversare il cancello. Sul comodino lasciò cinque oggetti: l’orologio, le chiavi, gli occhiali, il passaporto e il libretto degli assegni. 


La sera prima aveva guardato il telegiornale con il fratello malato, che assisteva da tempo, poi si ritirò nella sua stanza. Come ogni sera. A 73 anni, lasciata l’università e l’insegnamento, era depresso. Dopo la morte del padre, lo avevano lasciato anche le due donne della sua vita: la madre morta ultranovantenne e poco dopo la governante, uccisa da un tumore. Negli ultimi anni tre dei suoi migliori allievi erano scomparsi in modo tragico: Ezio Tarantelli ucciso dalle Brigate Rosse, Franco Franciosi per un tumore al fegato e Fausto Vicarelli in un incidente stradale

giovedì 20 aprile 2017

Quasi fruttariano corre gli 866 km della Transpyrenea: la corsa più dura del mondo

Si è quasi abituato a sentirsi dare del folle. Luca Bortolameotti è partito a fine luglio 2016 per la Transpyrenea, gara di corsa in montagna in cui si corre per 866 chilometri e 65 mila metri di dislivello totale, su e giù. È la gara di endurance più dura al mondo. La follia non sta solo nella lunghezza del percorso estremo: Luca da qualche anno ha scelto uno stile di vita vegano e crudista, nello specifico «fruttariano». Ogni gara è una sfida, «voglio dimostrare cosa si può fare seguendo questo stile di vita». Più che una follia la sua è una passione che coltiva con ferrei allenamenti e studi, molto razionali, su alimentazione e sport



«Ho iniziato a correre per caso - racconta il 37enne di Ceniga, che di mestiere fa il programmatore informatico - perché un amico stava per sposarsi, voleva dimagrire in vista di quell'evento, e mi chiese si accompagnarlo. Allora pesavo 20 chili in più, non avevo mai corso». Ma fu amore al primo chilometro: Luca non ha mai smesso, anzi. Dopo sei mesi la sua prima mezza maratona, nel 2014 il Tor de Geants sulle cime della Val d'Aosta, oltre 300 chilometri di corsa. Nel mentre Luca e la fidanzata Katia hanno preso in mano il gruppo podistico della Sat di Arco, ottenendo grandi risultati. «Mi alleno facendo altre gare - dice - e amo mettermi alla prova. La Transpyrenea sarà una vacanza diversa, diciamo avventurosa». Durante la gara Luca sarà soggetto di uno studio condotto dagli esperti del Cnr, un'analisi medica degli atleti messi alla prova su tracciati così disumani

«Ad un certo punto ho iniziato ad ascoltare il mio corpo, ho capito che mi chiedeva di cambiare» spiega Luca. Quattro anni fa (2012 NdR) la decisione di smettere con la carne e le proteine animali, due anni (2014) fa la scelta del crudismo, che prevede di consumare i cibi senza cottura, secondo il concetto che «se devi sottoporli a cottura, non fanno davvero bene».

martedì 18 aprile 2017

Elezioni Parma: M5S schiera gli anti Pizzarotti più duri

Candidato sindaco Daniele Ghirarduzzi che in questi anni si è sempre opposto all'Amministrazione Pizzarotti. La presentazione venerdì 21 aprile



Beppe Grillo sceglie la linea dura alle elezioni di Parma. Il meet-up locale Amici di Beppe Grillo comunica infatti di avere ricevuto dal garante del M5s l’autorizzazione a rappresentare il MoVimento 5 Stelle alle elezioni amministrative del Comune di Parma in programma il prossimo 11 giugno.

L’autorizzazione  - spiega una nota - "deve essere ancora formalizzata dallo staff del MoVimento ma si tratta di un mero passaggio burocratico, in quanto Beppe Grillo ha "già telefonato personalmente al candidato sindaco Daniele Ghirarduzzi garantendogli l’appoggio suo e di tutto il MoVimento"



Il meet-up degli Amici di Beppe Grillo di Parma e Provincia, di cui la lista è espressione, è del resto "in prima linea dal 2014 a tutela e difesa dei valori fondanti a 5 Stelle che l’amministrazione uscente ha disatteso"

La scelta è dunque caduta su chi in questi anni di mandato ha sempre duramente contestato la linea amministrativa di Pizzarotti mentre l'altra lista del candidato sindaco Andrea D'Alessandro, consigliere comunale rimasto nel M5s dopo la nascita di Effetto Parma, si è mosso più in linea con le decisioni della Giunta comunale

Sindaco Parma: il 21/4 l'M5S Ghirarduzzi lancia la sfida al molto ex Pizzarotti

E' lo stesso  Meetup Amici di Beppe Grillo di Parma e Provincia a comunicare di "avere ricevuto da Beppe Grillo l’autorizzazione a rappresentare il MoVimento 5 Stelle alle elezioni amministrative del Comune di Parma in programma il prossimo 11 giugno"




L’autorizzazione - dicono-  "deve essere ancora formalizzata dallo staff del MoVimento ma si tratta di un mero passaggio burocratico, in quanto Beppe Grillo ha già telefonato personalmente al candidato sindaco Daniele Ghirarduzzi garantendogli l’appoggio suo e di tutto il MoVimento

 Il Meetup degli Amici di Beppe Grillo di Parma e Provincia, di cui la lista è espressione, è del resto in prima linea dal 2014 a tutela e difesa dei valori fondanti a 5 Stelle che l’amministrazione uscente ha disatteso"



La lista del M5S di Parma e il programma elettorale, che sarà poi perfezionato online nelle prossime settimane assieme agli elettori, saranno presentati venerdì 21 aprile alle 17 nella Sala Stampa del Comune di Parma

M5S Parma: Ghirarduzzi sfida l'autoespulso Pizzarotti, finalmente un vero M5S x la democrazia diretta

Daniele Ghirarduzzi ha presentato i documenti in tempo e a lui spetterà il compito di sfidare l'ex primo cittadino auto-espulso dal Movimento




Il Movimento 5 stelle a Parma avrà un candidato per sfidare l’ex grillino Federico Pizzarotti. Non c’è ancora l’autorizzazione ufficiale, ma Beppe Grillo ha già telefonato al prescelto Daniele Ghirarduzzi, che ha rivelato: “Mi ha chiamato personalmente per garantirmi l’appoggio suo e di tutto il Movimento”. Cinque anni dopo la vittoria, che a quei tempi fu storica, e quasi dodici mesi dopo la rottura definitiva con l’ex pupillo Pizzarotti, il M5s cerca di ricompattarsi. Nelle scorse settimane non si era esclusa l’ipotesi che i grillini non si presentassero alle elezioni comunali, ma questo avrebbe voluto dire lasciare campo libero all’espulso dal Movimento




La lista e il programma elettorale, che sarà poi perfezionato online nelle prossime settimane assieme agli elettori, saranno presentati venerdì 21 aprile

Attentato Dortmund: dai tifosi del Borussia un letto ai fans del Monaco

Il club lancia l'idea su Twitter dopo le esplosioni e i tifosi tedeschi aderiscono: sui social tante foto delle serate con i nuovi amici francesi



La risposta più bella a chi voleva attaccare il Borussia Dortmund e il calcio europeo. Perché l'attentato che ha colpito ieri sera il pullman della squadra tedesca (nel quale è rimasto ferito Marc Bartra) ha fatto nascere un'amicizia solida tra la tifoseria di casa e quella del Monaco. Dopo il coro "Dortmund, Dortmund" intonato dai francesi allo stadio Signal Iduna Park quando hanno appreso la notizia delle tre esplosioni, il Borussia ha lanciato una proposta ai propri sostenitori in vista del recupero della partita previsto per oggi alle 18.45: "Aprite le porte di casa vostra e date ospitalità ai tifosi francesi per permettergli di assistere alla partita". Un invito lanciato attraverso l'hashtag #bedforawayfans (un letto per i tifosi ospiti) che su Twitter ha riscosso un grande successo. Tant'è che in molti sostenitori del Dortmund hanno aderito e pubblicato sui social network le immagini in compagnia dei nuovi amici francesi. Tutti uniti contro il terrorismo


http://www.tuttosport.com/news/calcio/champions-league/2017/04/12-24220153/attentato_dortmund_dai_tifosi_del_borussia_un_letto_ai_sostenitori_del_monaco/

Roma Municipio VIII commissariato: al voto nel 2018?

Roma, ufficiali le dimissioni del “minisindaco” M5S del Municipio VIII. Scatta il commissariamento

Il Movimento 5 stelle a Roma perde il primo pezzettino della sua amministrazione. Dopo mesi di polemiche, contrasti interni e tentativi esterni di riconciliazione, accordi trovati e saltati nel giro di poche ore, cade la giunta del Municipio VIII presieduta da Paolo Pace. Oggi 5 aprile scadeva il termine per ritirare le dimissioni, presentate 20 giorni fa dopo l’ennesimo strappo con il gruppo dei consiglieri dissidenti. E il minisindaco non ci ha ripensato. La crisi è ufficiale e irreversibile, e le opposizioni, a partire dal Pd, attaccano, parlando di “fallimento in piena regola del M5s”

Ora il Campidoglio assumerà le veci per l’ordinaria amministrazione e probabilmente nominerà un commissario: “Deciderà la sindaca se tenere lei la responsabilità dell’incarico o delegare qualcun altro”, spiega Paolo Ferrara. Presto gli abitanti della Garbatella e dei quartieri limitrofi dovranno tornare al voto, probabilmente nella primavera 2018. E forse il Municipio cambierà anche colore politico: “Ma noi non abbiamo timori, anzi: il M5s andrà sicuramente bene”, afferma il capogruppo

Alla fine tutti gli sforzi da parte del Comune di evitare la rottura definitiva si sono rivelati vaniL’ultimo ieri sera, quando lo stesso Ferrara, insieme al consigliere Pacetti, si è recato in via Benedetto Croce 50, alle porte dell’Eur, per provare a convincere Paolo Pace a fare un passo indietro. Tutto inutile: stavolta non c’è stata nessuna riunione fiume, come in occasione del vertice fino a notte fonda di inizio marzo in Campidoglio, che sembrava aver trovato un accordo (durato poche ore, però). Il colloquio è stato breve, appena una quarantina di minuti: non c’erano proprio i margini di trattativa, e gli emissari della Raggi hanno dovuto prenderne atto e tornare a casa a mani vuote.

La crisi nasce da lontano (già da settembre 2016), e riguarda principalmente i rapporti tra il presidente di municipio e un gruppo di consiglieri dissidenti, col tempo diventato maggioritario: i “ribelli” hanno accusato il minisindaco di una guida autoritaria, dispotica e poco trasparente, non in linea con le promesse fatte in campagna elettorale e i valori del Movimento; lui per conto suo ha sempre lamentato il mancato rispetto delle gerarchie e l’impossibilità di lavorare in queste condizioni ostili

La famosa Legge Pinto sul risarcimento per l'irragionevole durata di un processo (n. 89 del 2001)

La legge 24 marzo 2001, n. 89 - nota come legge Pinto - (dal nome del suo estensore, Michele Pinto) è una legge della Repubblica Italiana

Essa prevede e disciplina il diritto di richiedere un'equa riparazione per il danno, patrimoniale o non patrimoniale, subito per l'irragionevole durata di un processo

La norma nacque come ricorso straordinario in appello qualora un procedimento giudiziario ecceda i termine di durata ragionevole di un processo secondo la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), in base all'art. 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali  che prevede il diritto ad un ricorso effettivo contro ogni possibile violazione della Convenzione. In tal modo, si introduce un nuovo ricorso interno, che i ricorrenti devono avviare prima di rivolgersi alla Corte di Strasburgo

Tuttavia le Corti d'Appello inizialmente non hanno applicato i parametri della CEDU per la definizione dell'irragionevole durata del processo, ma hanno chiesto ai ricorrenti la dimostrazione dell'aver subito un danno (cosa che, secondo l'art.6 CEDU, è incluso nel fatto stesso)
 Tali casi sono stati quindi ri-appellati alla Corte CEDU di Strasburgo per scorretta applicazione della Legge Pinto

Nel 2004 la Corte di Cassazione ha stabilito che i giudici nazionali devono applicare i criteri di Strasburgo nel decidere in casi relativi alla legge Pinto, senza poter richiedere la prova del danno subito dal ricorrente

La sentenza Brusco della CEDU ha infine statuito che tutti i casi pendenti a Strasburgo dal 2001 (sui quali non sia ancora stato dato un giudizio di ricevibilità da parte della Corte) debbano tornare in Italia per l'appello interno secondo la legge Pinto. La sentenza Brusco è stata criticata per gli alti costi processuali presenti nella procedura interna italiana, ed inesistenti a Strasburgo

L'art. 55 del Dl. 22 giugno 2012 n. 83, contenente "misure urgenti per la crescita del paese" (cosiddetto decreto sviluppo del governo Monti), ha apportato importanti modifiche alla legge, volte a porre un freno alle richieste di risarcimento.
Infatti, la riforma introdotta dal c.d. DL Sviluppo 2012 è stato profondamente mutato il procedimento delineato dalla Legge Pinto per permettere un più agevole ed efficace accesso al giudizio di equa riparazione ed ottenere in tempi più rapidi (che non siano a loro volta “irragionevoli”) il giusto risarcimento

1) Non è più investita della decisione la Corte d'Appello in composizione collegiale. A decidere sarà un giudice monocratico di Corte d'appello con una procedura modellata su quella del decreto ingiuntivo e quindi, senza inutili appesantimenti procedurali (a titolo di esempio basti pensare che per la fissazione dell'udienza, specie avanti le Corti di appello più oberate, occorrono mesi o anni di attesa)

2) Viene fissato un preciso tetto oltre il quale la lunghezza del processo diventa “irragionevole” facendo così sorgere il diritto all'equa riparazione. Il processo non è svolto in termini ragionevoli quando supera i sei anni (tre anni in primo grado, due in secondo e uno nel giudizio di legittimità)

3) Sono stati puntualmente fissati gli importi per gli indennizzi. A seguito dell'ulteriore riforma apportata dalla Legge di Stabilità 2016, gli indennizzi sono oggi commisurati in una somma variabile tra un minimo di 400 euro ed un massimo di 800 euro per ogni anno o frazione di anno superiore a sei mesi che eccedente rispetto al termine di ragionevole durata (art. 2-bis L. n. 89/2001). Detta somma può essere incrementata fino al 20 per cento, per gli anni successivi al terzo eccedente la durata ragionevole, e fino al 40 per cento per gli anni successivi al settimo. La misura dell'indennizzo non può comunque superare il valore della causa presupposta (quella, cioè, che ha avuto un'irragionevole durata), o il valore del diritto accertato in quel giudizio dal giudice, ove fosse inferiore

4) In ogni caso la domanda può essere proposta a pena di decadenza entro sei mesi dalla sentenza definitiva che definisce il giudizio durato oltre il termine “ragionevole”

La giurisprudenza della CEDU

Reagire, sentire, coordinare: le tre parti del cervello che guidano le nostre azioni

A tutti è capitato di sperimentare come in alcuni momenti il nostro cervello sembri accelerare e farci prendere decisioni fulminee che non hanno a che fare con il ragionamento cosciente. Ci rendiamo conto che non tutto ciò che viviamo proviene dal ragionamento, non tutto è cognitivo. Esiste un mondo di sensazioni ed emozioni che ci consente di approcciare la realtà in modo emotivo, non solamente in modo razionale. Una teoria che ci aiuta a fare chiarezza e a dare un senso a queste diverse velocità e modalità, è la teoria del cervello tripartito (o «trino») formulata da Paul MacLean


Essa trova le sue basi negli studi della psicologia evoluzionista (che cioè studia il comportamento dell’uomo a partire da ciò che in termini di evoluzione sia stato per lui più o meno utile).  

MacLean distingue tre parti del cervello, ognuna con funzioni distinte. Le tre parti funzionano in modo gerarchico, seguendo un principio chiamato di Jackson: gli impulsi più basici vengono progressivamente raffinati e infine razionalizzati, «risalendo» dalle parti più antiche del nostro cervello fino alla neo-corteccia, più recente

Il complesso rettiliano: reagisce al pericolo  
La parte più antica dal punto di vista evoluzionistico è anche la più profonda in termini anatomici e viene definita «cervello rettiliano» dal momento che è paragonabile, per finalità e modalità di funzionamento, al cervello di un rettile
 Si attiva nei momenti che ci richiedono massima velocità di esecuzione (per esempio nei casi di rischio di vita), non ci rendiamo conto di usarlo dato che è pre-cognitivo e funziona in termini relazionali secondo una logica di attacco/fuga (in inglese fight/fly), ovvero ci predispone a scappare o ad attaccare di fronte a un predatore (reale o immaginato).  

Quando ci troviamo in mezzo a una situazione di emergenza come un’aggressione o un incidente, è questa parte a essere coinvolta perchè ci consente di muoverci in modo molto più rapido, al limite della consapevolezza. Si nutre di impulsi, che non vengono modulati secondo un criterio di intensità: l’impulso o si esprime o resta silente

Milano capitale economica: 10% del Pil nazionale, tremila multinazionali e quarta economia europea per crescita

Dimenticata Tangentopoli, la ricchezza pro capite è il doppio della media nazionale. E la città ora punta a ospitare il mercato dei derivati: vale 30 miliardi e 10 mila posti

Piazza Gae Aulenti A Milano in un chilometro quadrato ci sono le prime tre banche del Paese: Unicredit, Intesa e Banco Bpm (dopo la fusione di inizio anno)

«Eravamo la capitale morale, diventammo la capitale delle tangenti», dice Pillitteri. Non si muoveva più pietra né si investiva un soldo, con tutti quegli occhi addosso, risentiti e accusatori. «E’ stata una botta, una botta tremenda», dice Sergio Dompé, fondatore della Dompé Biotec , che nel silenzio prende il largo proprio in quei cupi Novanta, farmaceutica e biotecnologie, e oggi è piantata nell’ombelico del mondo con partnership ovunque, specialmente negli Stati Uniti. «In quel decennio abbiamo perso capitali enormi», dice. «Soltanto nel mio settore, penso alla Carlo Erba che era della Montedison, di Raul Gardini, indagato e morto suicida nel ’93». La Carlo Erba passò prima a Kabi Pharmacia, poi a Johnson&Johnson. Ma non si può indugiare più di tanto. La depressione è andata via, e il malato non parla volentieri della malattia da cui è guarito. «Fu una botta, ma abbiamo smesso presto di piangerci addosso. Se continui a raccontartela poi la fai peggio di quello che è», dice Dompé. «Già alla fine del decennio Milano aveva ripreso a fare quello che sa fare. Cioè fare», dice Pillitteri

Vichi Festa, saggista, romanziere, vecchio comunista, poi condirettore del Foglio di Giuliano Ferrara, conosce Milano come sé. Ha sempre preferito l’analisi alla suggestione: «Lo spostamento della finanza a Brescia, essenzialmente, dell’edilizia a Torino, della politica a Roma. Ecco le ragioni dello sbandamento. Ma non è durato a lungo». Nel venticinquennale di Mani pulite Milano produce il 10 per cento del Pil nazionale, il Pil pro capite è di 45 mila euro, quasi il doppio della media nazionale (24 mila euro), ospita circa tremila multinazionali, un terzo di tutte quelle presenti in Italia, che impiegano quasi 300 mila dipendenti, la disoccupazione giovanile è al 22 per cento contro la media nazionale del 35, le transazioni immobiliari crescono del 20 per cento ogni anno, dal 2010 al 2015 sono arrivati 7,3 milioni di turisti, con una crescita superiore a quella di Parigi e Londra, e nelle grandi città europee inferiore solamente a quella di Berlino.

Le cifre non tengono conto di Expo, che nel breve può essere giudicata come si vuole, ma nel lungo è quello che in economia si definisce un volano: le stime indicano un ulteriore aumento di turisti del 10 per cento nel 2016. Numeri spettacolari e riassumibili in uno: Milano è la quarta economia europea per crescita. Il tutto prodigiosamente immerso nella nebbia del Paese

Alla fine degli Anni Novanta e all’inizio del decennio successivo, spiega Festa, il sindaco Gabriele Albertini rimette giù le basi della struttura sociale. In un anno nasce Milano city, il trasferimento della Fiera a Rho-Pero. In Regione, Roberto Formigoni crea un sistema integrato pubblico privato aiutando a far emergere eccellenze della ricerca privata come la Maugeri e il San Raffaele e intanto prepara un progetto d’integrazione del pubblico più avanzato (Niguarda, Besta, Isituto Tumori e Sacco) che deve ancora tradursi in pratica, ma indica una via nuova

Da lì si arriva sino a Human Technopole, centro dedicato alla medicina predittiva che sorgerà all’interno dell’area Expo, e alla Città della Salute a Sesto San Giovanni, nell’area della Falck, per cui Milano diventa il più importante centro di ricerca d’Italia e fra i principali d’Europa, in attesa di spuntarla nell’affare dell’Agenzia europea del farmaco

WIND Tre azzera i costi di roaming in Europa

Dal 24 aprile l’azienda applicherà a tutti i suoi clienti in viaggio per l’Europa le tariffe nazionali, tagliando così gli extra-costi finora in vigore all’estero



Wind dal 24 aprile, in anticipo di circa due mesi rispetto alle disposizioni dell’Ue in materia di roaming, applicherà, prima azienda di telecomunicazioni in Italia, a tutti i suoi clienti in viaggio per l’Europa le tariffe nazionali, tagliando così gli extra-costi finora in vigore quando si è all’estero

«Questo rappresenta un importante vantaggio in termini di convenienza e di semplicità - commenta Michiel J. Van Eldik, Chief Consumer & Digital Officer di Wind Tre. I clienti Wind, spiega, avranno la possibilità di controllare le e-mail, usare le mappe, caricare foto sui social media, telefonare e scrivere messaggi senza alcun costo aggiuntivo e di attivazione in ogni altro paese comunitario»

Merda Bilderberg: gli schifosi partecipanti italiani nei 60 anni di incontri

Numerosi gli italiani che in questi 60 anni hanno partecipato almeno una volta alle riunioni del gruppo Bilderberg. Tra i partecipanti politici, imprenditori e giornalisti




Molti sono stati gli italiani che in questi sessanta anni hanno preso parte alle riunioni del gruppo Bilderberg. A cominciare da Gianni e Umberto Agnelli, i più assidui frequentatori che hanno fatto parte anche del Comitato Direttivo del Club, ma anche tanti politici come Enrico Letta, Ugo La Malfa, Emma Bonino, Mario Monti, Romano Prodi, ed infine non sono mancati i 'giornalisti' come Lilli Gruber e Gianni Riotta. Ha preso parte ad una riunione anche l’attuale Presidente della Banca d’Italia Ignazio Visco, mentre hanno partecipato per diversi anni agli incontri tra gli altri anche l'ex ministro Giulio Tremonti e l’attuale Presidente della Bce Mario Draghi

Bilderberg, l'elenco di tutti gli italiani che hanno partecipato

Alcide De Gasperi (politico)

Raffaele Cafiero (senatore)

Giovanni Malagodi (membro del parlamento)

Alberto Pirelli (CEO Pirelli)

Pietro Quaroni (Ambasciatore)

Paolo Rossi (parlamentare)

Vittorio Valletta (Presidente Fiat)

Longo Imbriani (BNL)

Giovanni Agnelli (FIAT)

Guido Carli (direttore generale Banca d’Italia)


Pietro Quaroni (presidente RAI)

Alighiero De Micheli (presidente Confindustria)

Aurelio Peccei (Direttore Generale Italconsult)

Mario Pedini (parlamentare)

Ugo La Malfa (parlamentare)

Ettore Lolli (Manager BNL)

Franco Malfatti (parlamentare)

Giovanni Scaglia (parlamentare)

Paolo Vittorelli (senatore)

Manlio Brosio (segretario generale NATO)

Eugenio Cefis (parlamentare)

Giuseppe Petrilli (presidente IRI)

Leopoldo Pirelli (Pirelli Group)

Mariano Rumor (parlamentare)

Piero Bassetti (politico ed imprenditore)

Mario Pedini (parlamentare)

Principe... Guido Colonna di Paliano (diplomatico)


Mario Aggradi Ferrari (parlamentare)

lunedì 17 aprile 2017

Canarie: Lanzarote l'isola della luce, 4.800 ore l'anno, la più luminosa d'Europa

Dalle sòle al sole. Un accento che può rivoluzionarti la vita. Sono ormai quasi 30 mila gli italiani emigrati alle Canarie e qualche migliaio ha scelto come base privilegiata Lanzarote, l' isola della luce (4.800 ore all' anno, la più luminosa d' Europa), del clima mite sempre (la temperatura non scende mai sotto i 19 gradi), della tassazione agevolata (aliquota al 20%, Iva al 7%,), della qualità di vita molto alta (niente smog, pulizia ovunque, semplicità nel vestire), dei costi stracciati (il 70% in meno l' assicurazione dell' automobile, la benzina che può scendere anche sotto l' euro al litro, il dentista che ha costi pressoché dimezzati rispetto all'Italia , la raccolta della spazzatura che in diverse località viene "regalata" dal Comune...)




Un luogo per ripartire, dunque, lontano da uno Stato che ti ha vessato ed umiliato. Una sorta di Erasmus del lavoro, dove se ci arrivi con un progetto concreto, una volontà forte e un senso di legalità assoluto puoi rimetterti in gioco e vincere la tua sfida. «L' Italia mi ha spremuto come un limone - racconta Viviana, 44 anni, di Pisa - e fatto fuori in un mese. Facevo la ragioniera in un' azienda fallita, ci siamo ritrovati nel vuoto senza alcuna tutela. Sono scappata ed è stato il mio Bingo. Ora lavoro in un' agenzia immobiliare, faccio vedere case soprattutto ai connazionali».

Lasci un Paese in ginocchio e ti ritrovi su un' isola dove il comune denominatore è il sorriso. «Io l'ho ritrovato - svela Giorgio, 51 anni, di Genova - dopo due anni di depressione. Un amico mi ha chiamato per aiutarlo ad avviare un ristorante a Playa Blanca. È stata la mia salvezza. Pago un affitto che è un terzo di quello italiano, non ho bisogno dell' auto e mi sono dimenticato di cosa sia il riscaldamento»

Robert W. Taylor: pioniere di internet con ARPANET

Creò Arpanet, antenato web, e Alto, tra i primi personal computer

WOODSIDE (CALIFORNIA), 15 APR - E' morto all'età di 85 anni a Woodside in California Robert W. Taylor, ricercatore che ha dato un contributo decisivo alla nascita di internet. Ne ha dato notizia il figlio, precisando che il padre era da tempo affetto dal morbo di Parkinson. Nel 1961 Taylor era capo progetto alla Nasa quando finanziò il lavoro di Douglas Engelbart allo Stanford Research Institute, ricerca che avrebbe portato alla creazione del primo mouse da computer. Nel 1966, passato all'Advanced Research Projects Agency (Arpa) al Pentagono, Taylor guidò la squadra che mise a punto un sistema di computer che dialogavano tra loro, così che ricercatori di varie istituzioni potessero comunicare via computer. Arpanet, come fu chiamato, si sarebbe evoluto diventando internet. Un'evoluzione che Taylor aveva previsto

L'antivegano Salvini: mai lavorato in vita sua, lo dicono anche i giudici..

"Io l'agnellino me lo mangio, anzi lo sbrano. Mi piace la carne, gnam!"




 Così Matteo Salvini in un'intervista al Fatto Quotidiano. Una frase in cui ogni riferimento alla campagna pro-agnelli di Silvio Berlusconi non è affatto casuale. La Lega Nord..gli ricordano che il partito è "solo come un gattino cieco"...

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12359151/matteo-salvini-silvio-berlusconi-famiglia-addams-milan-cinese-agnello-pasqua.html

“Salvini non ha mai lavorato” si può dire

Il segretario del Carroccio contro il giornalista del Corriere, reo di avere scritto di lui che "non ha mai lavorato un minuto in vita sua ". Nel 2014, per la stessa affermazione in un blog, l'europarlamentare querelò il collega Davide Vecchi. Ma il giudice gli diede torto: "Non ha potuto dimostrare di avere fatto qualcosa al di fuori della Lega"

Dategli del populista, ma non dite che non lavora. Perché quando accade, Matteo Salvini se la prende. Lo ha fatto martedì, dopo Il caffè, la rubrica di Massimo Gramellini sul Corriere della Sera. Ma non è una novità. Era accaduto con ilfattoquotidiano.it due anni fa. Ma il giudice accolse la richiesta di archiviazione del pm. E respingendo l’opposizione del leghista, il 26 gennaio 2016 il giudice scrisse: “Salvini non ha potuto dimostrare di aver fatto “qualcosa” al di fuori della Lega”. Ora il leader del Carroccio risponde a Gramellini sugli stessi argomenti. Scriveva l’editorialista, commentando le critiche dell’europarlamentare ad Alessandro Bertolazzi, il truccatore italiano che ha vinto il premio Oscar, reo di averlo dedicato agli immigrati: “Uno che non ha mai lavorato un minuto in vita sua e viene pagato dai contribuenti per non combinare nulla, dato che al Parlamento europeo non si fa vedere quasi mai, forse per timidezza, e trascorre le giornate a scagliarsi contro quella stessa Europa che gli passa un generosissimo stipendio”

La replica di Salvini è arrivata nel pomeriggio. Tra un po’ di refrain berlusconiani (“la gente che mi vota è sempre di più”) e di sano sovranismo (“mi batto per cambiare dall’interno quest’Europa, perché gli italiani tornino a essere un popolo sovrano”), il politico ha fornito la sua versione: “Lavoro da quando avevo 16 anni e da 20 faccio il giornalista, che mi sembra il suo stesso privilegiato mestiere”

C’è però una sentenza che sostiene il contrario. Perché Salvini in questo caso ha solo replicato. Nel novembre 2014, il leghista querelò Davide Vecchi per un post in cui sosteneva che “Salvini non ha mai lavorato un giorno in tutta la sua vita” e che “è noto a Bruxelles per essere tra i più assenteisti, tanto da essere persino ripreso in aula a Strasburgo dal deputato socialista Marc Tarabella durante una delle rare sedute in cui l’eroe padano si è presentato”. Vale a dire, in sostanza, quello che martedì ha detto Gramellini

E il giudice Battista Palestra cosa sostenne appena un anno fa di fronte alla “diffamatorietà” che Salvini ravvisava nell’articolo del Fatto?

sabato 15 aprile 2017

Italiani: zero fiducia nei politici e pochissima per giornalisti e giudici

I dati di Index per PiazzaPulita: il 93 per cento degli intervistati risponde che ha poca o zero fiducia nei politici.


Ma c’è un elemento in più: se si chiede se ha fiducia nella politica, a rispondere di sì è solo il 3 per cento. E’ probabilmente il minimo storico. Dall’altra parte il 93 per cento degli intervistati dice di avere poca o per nulla fiducia nella politica