venerdì 12 febbraio 2016

Airlite: la pittura 100% naturale anti inquinamento

Una tecnologia racchiusa in una pittura, che potrebbe eliminare in sole 12 ore l'inquinamento di 92 autovetture con motore a benzina e di 72 autovetture a gasolio con motore euro 6. La tecnologia si chiama Airlite; a inventarla è stato il bolognese Massimo Bernardoni, che insieme al milanese Antonio Cianci la sta portando sullo scenario mondiale.

Airlite riduce gli inquinanti in modo naturale, attraverso un processo naturale che è stato perfezionato e "inserito" in un nuovo tipo di pittura, completamente naturale e priva di composti chimici. Il processo, simile alla fotosintesi clorofilliana, sfrutta la potenza della luce per liberare molecole ossidanti che attaccano gli agenti inquinanti trasformandoli in sali minerali innocui e neutralizzandoli.

In questo modo, Airlite è in grado di abbattere fino all'88,8% degli inquinanti presenti nell'aria. Per capire meglio, diremo che dipingendo la superficie esterna di un palazzo di 7 piani (circa 1000mq), con Airlite, nel giro di 12 ore verrebbe eliminato l'inquinamento prodotto da oltre 70 auto a gasolio Euro 6. Tenendo conto che in Provincia di Milano ci sono, secondo i dati del censimento 2011, circa 280.000 edifici e che ci sono circa 1,8 milioni di veicoli, considerando una resa del 50%, se solo il 20% degli edifici presenti in provincia utilizzasse questa tecnologia, sarebbe possibile eliminare ogni giorno i gas di scarico di tutte le vetture presenti in Provincia.

Come funziona Airlite? Le normali pitture sono resinose, a base di petrolio, che è materia organica, in alcuni casi potenzialmente dannose per la salute. Airlite è invece priva di derivati dal petrolio, e si presenta come una polvere, cui va aggiunta l'acqua per ottenere subito una pittura facile da applicare e di bell'aspetto. Il suo effetto viene attivato dalla luce, secondo un processo simile alla fotosintesi clorofilliana delle piante: "Airlite utilizza l'energia della luce per produrre una ionizzazione dell'aria vicino alla superficie - afferma Antonio Cianci, KauffmanFellow e co-fondatore della società - rendendo possibile, al contatto dell'aria inquinata con la superficie, la trasformazione degli inquinanti pericolosi per la salute, tra cui l'ossido di azoto, in sali minerali idrosolubili, gli stessi che si trovano nell'acqua minerale, che sono assolutamente innocui. Questa tecnologia si applica anche all'interno di uffici e abitazioni, dove permette di ridurre l'inquinamento allo stesso, efficace, modo". Ma c'è di più. Airlite consente anche il totale abbattimento di muffe e batteri, spazzando via qualsiasi agente patogeno. Una sorta di depuratore naturale, attivato dalla luce, al costo di una normale vernice. Questo forte contenuto tecnologica è stato quello che ha consentito alla start up di vincere, lo scorso maggio, il programma televisivo Shark Tank, trasmesso da Italia 1 e dedicato alle aziende innovative in cerca di finanziamenti.

Grazie a Shark Tank e a un'operazione di fund raising internazionale chiusa nel settembre 2015, Airlite - che fa capo ora alla società inglese AM Technology con sede a Londra che vede Antonio Cianci e Massimo Bernardoni detenere la maggioranza insieme all'indiano Arun Jaiadev, anche lui Kauffman Fellow - ha raccolto oltre 2 milioni di euro e si presenta oggi come una delle tecnologia più promettenti del futuro. Per Milano, così come per tutte le città soffocate dalla cappa di smog, Airlite potrebbe essere una soluzione immediata, a costo sostenibile, posta in essere semplicemente dipingendo i muri dei palazzi mano a mano che questi devono essere ridipinti. Oltre a ridurre l'inquinamento in modo diretto, Airlite permette di ridurre il consumo di energia elettrica per il condizionamento dell'aria, in quanto riflette la maggior parte della componente calda della luce solare, aggiungendo un importante elemento nel raggiungimento degli obiettivi fissati a Parigi da COP 21.

Un progetto per Milano: il Bosco "Immobile". Dal 25 novembre Milano è in emergenza inquinamento. Il capoluogo lombardo per oltre 86 giorni nel 2015 ha avuto un livello di inquinamento sopra la soglia limite di 50 microgrammi di PM10 per metro cubo, raggiungendo valori anche di 110 microgrammi al metro cubo, oltre il doppio del valore limite.

Ma a Milano il problema inquinamento è annoso, reiterato, sul tema di dibatte da interi decenni senza arrivare a conclusioni soddisfacenti per la popolazione, complice una posizione geografica della città incline a far ristagnare le sostanze inquinanti. In una ipotetica equazione, Milano sta all'inquinamento come Tokyo sta(va) ai terremoti. La capitale giapponese è afflitta ogni anno da un numero incredibile di sismi. Ma invece di arrendersi e diventare una landa desolata è oggi una delle metropoli più ricche del mondo, detenendo il primato di città più sicura in caso di terremoto. Infatti, grazie all'adozione di tecnologie antisismiche (alcune sviluppate anche in Italia e impiegate con successo proprio nel Sol Levante), alla ricerca scientifica e alla applicazione di opportune misure di prevenzione, oggi Tokyo è tra le città meglio attrezzate nel mondo contro i terremoti.

L'idea è semplice: così come Tokyo, la città più afflitta dai terremoti è diventata la città più sicura contro i terremoti, Milano, la città più afflitta dall'inquinamento, può diventare la città che meglio delle altre ha combattuto e vinto l'inquinamento. 

RESTITUIAMO LE NOTTI A FILIPPO LOMBARDI: OGNI ESSERE UMANO HA DIRITTO DI DORMIRE

Immaginate di essere svegliati tutte le notti, per un anno intero, da qualcuno che suona alla porta, di dovervi alzare e farlo entrare in casa. Diteci, in coscienza: chi resisterebbe? A chi non salterebbero, prima o poi, i nervi? Chi non finirebbe per perdere irreparabilmente il sonno, anche se prima era capace di addormentarsi come un sasso appena metteva la testa sul cuscino?

Immaginate ora di soffrire d’insonnia e di dovervi aiutare con un sonnifero per prender sonno, perché anche il vostro organismo ha bisogno di dormire. Quali effetti può avere, in una situazione di questo genere, sapere che tutte le notti, fra l’altro a orario variabile, riceverete la visita rituale di un ospite cui dovrete aprire la porta? Dite la verità: non vi sembra una tortura, un atto di sadismo?

Ebbene, a questa tortura, da mesi, è sottoposto Filippo Lombardi, che nel cuore della notte riceve le visite di una pattuglia di carabinieri. Ma cosa ha fatto – chiederete – per meritarsi questo supplizio? È forse un ladro di appartamenti, abituato a mettere a segno i suoi colpi nelle ore notturne? No, non è un ladro di appartamenti. Allora è uno spacciatore? No, non è nemmeno uno spacciatore. È un maniaco sessuale, un serial killer, un soggetto pericoloso? Nulla di tutto ciò: chi lo conosce, sa benissimo che Filippo Lombardi non farebbe del male a una mosca, che è di una bontà francescana e di una dolcezza disarmante.

E perché, allora, è sottoposto a questo controllo persecutorio peggio che se fosse un criminale? Francamente ce lo chiediamo anche noi, perché davvero non riusciamo a capire la ratio di un simile provvedimento, disposto da un giudice di sorveglianza a seguito di una vicenda che non si esagera a definire kafkiana: un processo in cui, da vittima che era, si è trovato nel banco degli imputati; una perizia psichiatrica che ne ha diagnosticato, non si sa su quali basi, l’infermità mentale.

Per scrivere la storia incredibile, ma tragicamente vera, di Filippo Lombardi, non basterebbe un romanzo. Regista d’avanguardia, fondatore del gruppo Sisifo Seduto e fautore di un teatro totale in spazi non convenzionali, con cui hanno collaborato intellettuali, artisti e poeti come Massimo Cacciari, Carlo Sini, Moni Ovadia, Antonio Ballista, Franco Loi e Guido Oldani, da quasi otto anni la sua vita è diventata un assurdo, grottesco, calvario.

 Fra l’altro, le forti restrizioni imposte alla sua libertà di movimento gli rendono materialmente impossibile portare avanti qualsiasi attività.
Ora, non compete a noi rifare i processi, né ci ha mai sfiorato l’idea di istituire dei tribunali del popolo. Vogliamo credere, questo sì, in una giustizia dal volto umano, capace di ravvedersi, se ha sbagliato, e comunque, posto che sia stato commesso un reato, di commisurare la pena al soggetto, in modo che essa, come prevede il diritto moderno, non sia semplicemente repressiva ma anche riabilitativa. Imporre a chi ha disturbi del sonno la visita notturna dei carabinieri è invece semplicemente disumano.

Chiediamo perciò l’immediata revoca del provvedimento a carico di Filippo Lombardi.

Luttazzi: un declino peggio di Benigni?

Nella sua ultima elucubrazione con se stesso, a cavallo tra il Marchese del Grillo e una pippa mentale senza orgasmo, Daniele Luttazzi ci regala una certezza: allo stato attuale, ogni speranza di ritrovare il bel Luttazzi perduto è pia illusione. Peccato.
 Amena anche la critica – citando il tweet di un suo fan, e qui la notizia è che la citazione c’è stata appieno – secondo cui avrei partorito una replica “ad hominem“. Ed è una critica amena perché, a una mia riflessione su un tema generale (la scomparsa della satira in tivù), Luttazzi ha replicato con uno strale in cui al 90% parlava di me, al 5% ripeteva le mie stesse cose sulla satira e al 5% insisteva sugli asini che volano (“querelle plagio”). Appunto: replica “ad hominem”. Solo che lui può e gli altri no: siam sempre lì. Grazie a quell’attacco personale contro di me, peraltro, Luttazzi è subito diventato l’aedo dei renziani, che per un satirico notoriamente anti-sistema non è male. Carina anche la battuta “Studia i jokes”, che sembra uno scambio tra Stanis e Martellone in Boris.

Come nelle sue appassionate “interviste” post plagio, quando si dava ragione da solo in un tripudio di joke e ruoli attanziali, Daniele ieri è ripartito con la litania tardo-nerd dello “studiate prima di criticarmi, ignoranti“. E’ la sua versione adulta di “specchio riflesso”, che usa quando è stato colpito nel vivo e non ha argomenti. Oltretutto continua a soffrire gravemente di citazionismo: Daniele, nei difetti, non cambia mai. Infatti è riuscito un’altra volta ad accusare velatamente altri di copiarlo (pensateci: lui che accusa altri di copiare lui. Come se non gli fosse bastato Bonolis).

Luttazzi ama l’America – come abbiamo poi appreso ampiamente – e anche per questo usa spesso termini inglesi. Conoscerà quindi benissimo il significato della parola “overanalyze“. E’ il termine con cui gli americani disinnescano in un colpo solo ogni ridondanza stucchevole o ricerca prolissa di spiegazione. “Overanalyze”: e la storia finisce lì. Ecco: Luttazzi è in piena sbornia da overanalyze. Più lo implorano di tornare lucido e uscire dall’Overlook Hotel, più lui riparte col mix allucinato di mirror climbing e overanalyze. I joke, la semiotica, la rava e la fava. E’ sempre lì, dentro la puntata de Le iene, in bermuda sopra quella biciclettina, mentre sgambetta sui pedali inseguendo una fuga da se stesso. Come dentro il finale triste di un film muto. Farsene una ragione, chiedere scusa e ripartire, no?

Già che c’ero, mi sono aperto i link esiziali che il buon Daniele mi ha gentilmente segnalato, sempre con quella sua divertente convinzione secondo cui tra i due (a prescindere da chi sia l’altro) sia sempre lui quello che ha da insegnare. Sono link avvincenti, messi lì apposta per dissuaderti dal leggerli. Roba che le buonanime di Bill Hicks e George Carlin, o gli attuali Bill Burr e Louis Ck, insomma tutta quella gente che Luttazzi voleva o vorrebbe essere, ti inseguirebbero con la mazza chiodata se solo osassi propinarglieli

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giovedì 11 febbraio 2016

Columbu: l’amico sardo di Schwarzenegger

Insieme da muratori emigranti a star, l’italiano è passato alla storia come il più basso culturista di sempre


«La nostra è un’amicizia di ferro, molto più forte dei nostri bicipiti». Detto da due che hanno trascorso tutta la vita in palestra, c’è da credere che il legame sia davvero inossidabile. E Arnold Schwarzenegger, infatti, non perde occasione per ribadirlo e farlo sapere al mondo: «Io e Franco siamo stati sempre i migliori amici, fin da quando ci siamo incontrati e non abbiamo capito una parola di quello che ci siamo detti». Sotto l’hashtag #friendsday, quello del mitico Schwarzi è uno dei post che hanno raccolto più commenti e condivisioni. Auguri e like dai fan di tutto il mondo, ma anche dalle star di Hollywood che conoscono bene lui e Franco Columbu, il suo «fratello mancato».  

Harnold e quel «sardo forte e un po’ goffo» si erano incontrati per caso a Monaco. Nel 1962, manco a dirlo in una palestra. Gonfiavano i muscoli e anche i sogni. Schwarzenegger arrivava dalle campagne dell’Austria, Franco Columbu da Ollolai. Dal cuore della Barbagia alla ricerca di un futuro lontano, perché in questa zona della Sardegna gli effetti del boom economico ancora non arrivavano. Nel 1969 sono arrivati Los Angeles e da allora sono rimasti sempre insieme: hanno iniziato a fare i muratori e da un giorno all’altro si sono ritrovati alla Casa Bianca. La loro fortuna fu il terremoto del 1971. Per diventare ricchi bastò un annuncio su un giornale: «Ci tempestarono di chiamate. Gli americani aggiustavano i camini per 5 mila dollari, io e Arnold lo facevamo per mille. E se il lavoro era troppo, a trasportare i mattoni venivano gli amici della palestra. Io avevo il permesso di lavoro, Arnold figurava un mio collaboratore». 


I primi anni negli Stati Uniti sono trascorsi sempre al ritmo degli allenamenti e del lavoro. Poi sono iniziate le gare e Franco Columbu, un metro e sessantacinque, è diventato Mister Universo, Mister Mondo e per due volte Mister Olympia. Unico italiano a vincere tutti questi titoli, è passato alla storia come il più basso culturista di sempre. «Appena arrivati negli Stati Uniti, trovammo un buco al 227 Strand di Santa Monica. Tre anni di camera in comune. Arnold non aveva un soldo, pagavo tutto con i risparmi che avevo messo insieme in Germania. Io cucinavo, lui preparava gli shake di proteine. Ci allenavamo 4 ore al giorno, poi facevamo i manovali».  

Franco è diventato l’allenatore delle star e di Schwarzenegger tutti sanno tutto. Dai film alla poltrona di governatore della California. A Los Angeles è diventato ricco e potente, ma in questi 50 anni non si è mai allontanato dal suo amico di Ollolai. «Io gli ho fatto da testimone di nozze e da padrino ai figli, lui lo stesso per me. Giochiamo a scacchi e a tennis. È venuto tante volte in Sardegna.

Isole Canarie Mega-Tsunami: mega-bufala?

1. La ricerca scientifica è stata pubblicata su una linea di faglia possibile a La Palma e la possibilità di una frana causata dalle future attività vulcanica.

2. Proiezioni teoriche sono state effettuate per quanto riguarda le circostanze in cui il guasto potrebbe causare una frana importante.

3. Un modello computerizzato è stato fatto da cui risulta che in circostanze specifiche una frana potrebbe provocare uno tsunami che potrebbe raggiungere la costa atlantica degli Stati Uniti, i Caraibi, le coste settentrionali e occidentali del continente sudamericano, Africa occidentale e le coste occidentali d'Europa.

4. Un programma televisivo è stata fatta sulla base di speculazioni e un grande porzione di effetti drammatici.

5. Il grande pubblico ha creduto. I media continua a ripetere la speculazione come se fosse fatto.

6. Altri scienziati di tutto rispetto hanno distrutto lo tsunami La Palma teoria utilizzando elementi di fatto. I mezzi di comunicazione non è riuscita a presentare questa contro-perizia.

Allora qual è il problema?

Il problema è che il mondo è ancora oggi viene data l'impressione che:

1. La Palma scivolerà nell'oceano.

2. Una frana La Palma potrebbe causare uno tsunami di grandi dimensioni.

3. Il danno causato da un Tsunami La Palma sarebbe sulla scala del 26 dicembre 2004 Tsunami.

4. La gente dovrebbe comprare l'assicurazione contro i danni delle inondazioni Tsunami.

5. La gente non dovrebbe visitare La Palma o le isole Canarie.

Quali sono gli effetti?

1. La gente viene indotto erroneamente a credere alle storie allarmismo dei media su un disastro tsunami potenziale. 

2. Il La Palma e Isole Canarie industria turistica rappresenta un danno per le informazioni non corrette in corso di distribuzione di un Tsunami potenzialmente disastrosa. 
La Palma è innocente, ma soffrono a causa di informazioni volutamente fuorvianti. 

JMC e Thompson cessato i loro voli per La Palma dal 2004 al 2007. Voli diretti da Svizzera fermato. Voli dalla Germania sono stati considerevolmente ridotti. 

Gli argomenti originali:

La teoria proposta è fondamentalmente che se vulcanica Attività 1 si verifica in un trapped2 abbastanza grande scala l'acqua nelle rocce vulcaniche saranno trattamento super-riscaldato sotto pressure3 e la volontà all'improvviso explode4 con tale forza che un chunk5 enorme di La Palma improvvisamente e molto molto rapidly6 goccia in il mare e causare un Mega-Tsunami7 che crescere in dimensione e causa damage8 quando raggiunge Florida.

Tutti gli 8 punti numerati sono contestate o negato da ben rispettati esperti. Vedi maggiori dettagli

La TV ed esagerazioni dei media:

I media ha preso questa teoria e dato il trattamento Spielberg. Essi hanno insinuato che il vulcano La Palma esploderà come Krakatoa o sul Monte St.Helens. Non lo farà. Hanno fatto l'onda in un'onda mostro da 8 a 100 metri di altezza, che si schianterà in Florida e causare danni enormi alla proprietà e la perdita enorme di vita. 
Non lo farà. 

Gli argomenti del contatore:

La ricerca di base che è stato fatto è corretto. Questo non è in discussione. C'è un guasto, qualche movimento è stato rilevato e c'è un vulcano che probabilmente scoppiare di nuovo.
MA .....

1. La colpa esistente è a soli 4 km lungo, ma è stato estrapolato a 25 km per il modello di computer. Peggio ancora, la posizione della linea di frattura è stato ignorato per il modello e una linea fittizia sul lato della cresta è invece usata, da 2 a 3 km più lontano!. 

2. La roccia a La Palma è una miscela di lava molto poroso e ben guaste e aperto strati basaltici, che non consente la formazione di (vapore) di pressione.

3. C'è un vecchio profondo nucleo vulcanico tra parte della colpa fittizio e il mare. Questo bloccherà la frana proposta per parte della sua lunghezza.

4. La base della struttura proposta che dovrebbe scorrere è posto a 2km sotto la superficie ... non ci sono prove a sostegno di questa. Ci sono prove che indicano che frane precedenti sono stata superficiale e non profonda. 

5. C'è una forte evidenza di esperti da fonti affidabili che ogni frana non si verifichino in un crollo in massa.

6. Non ci sono prove a sostegno della teoria che ogni frana catastrofica avrebbe raggiunto la velocità estremamente elevate necessarie per cassa di uno tsunami. 

7. Il modello di computer è basata su algoritmi utilizzati per meno di terremoti mare lineari. Questo algoritmo non è rilevante per la situazione La Palma perché una frana La Palma potrebbe causare un 'evento unico punto', che si sarebbe dispersa rapidamente.

8. Ci sono forti evidenze che suggeriscono che Tsunami frana precedente generato erano molto breve durata e dissipano nel giro di poche centinaia di chilometri. Alcuni non sono stati nemmeno notato a distanza di 25km.
Perché La Palma?:

Questa è una domanda che è stato chiesto a La Palma e non vi è il sospetto grande circa la logica alla base della scelta, perché ....

1. Ci sono state altre frane su Isole Canarie altre, ad esempio Tenerife (5) e El Hierro (4) e allora perché ha scelto La Palma (solo 2). 

2. Non vi è più visibile l'attività vulcanica di Lanzarote .... e allora perché ha scelto La Palma.

3. Le più grandi resti preistorici frana sono sulla vicina isola di El Hierro, è per questo che è di mezzaluna a forma di luna ... quindi ancora una volta perché ha scelto La Palma. 

Le ragioni scientifiche per scegliere La Palma sembra dubbia. Presumibilmente c'erano altre motivazioni non scientifiche.

La più ovvia è che La Palma è una bellissima isola incontaminata dal turismo commerciale, costellata di agriturismi tradizionali e moderni e ideale per le vacanze a piedi e allontanarsi da tutto. E 'un posto davvero meravigliosamente caldo e accogliente per fare ricerca, ma che probabilmente non è la ragione. 

Sembra probabile che la risposta non sta nella sorgente dello tsunami suggerito, ma con la posizione del danno potenziale. Il suggerito La frana Palma è l'unico che potrebbe anche causare danni negli Stati Uniti. Quindi, perché ciò sarebbe un fattore significativo. Forse il fatto che la ricerca è stata finanziata da una società americana di assicurazione di rischio è rilevante? 

Approvazione da parte della comunità scientifica:
NONE

In realtà molti ricercatori affidabili ed esperti geologici e vulcano hanno etichettato i suggerimenti come ridicola e le conclusioni, come un'opera di fantasia senza alcun fondamento nei fatti. 

Lo spagnolo leader e vulcanologo isola Canarie era furioso quando il film fantasy è stato annunciato e mostrato. Tutto il lavoro scientifico serio è SEMPRE pubblicati su riviste scientifiche per consentire altri ricercatori fornire elementi di prova o contrario, per consentire la discussione e il controllo di qualità sul lavoro svolto e le conclusioni tratte e per fornire una relazione equilibrata e di fatto corretta al pubblico. Questa procedura non è stata seguita nel caso del mega-tsunami. La base della teoria selvatici non si sostanzia, infatti, ed è stata completamente distrutta da prove contrarie.

Non solo la comunità scientifica non ha approvato questa teoria, ma la comunità scientifica è stato volutamente tenuto all'oscuro fino a dopo il documentario è stato mostrato. 

Conclusione: 

1. Una catastrofica eruzione vulcanica di La Palma non è possibile. 

2. Una frana è possibile, ma non sulla scala suggerito ed è improbabile nei prossimi 10.000 anni. 

3. Il modello di computer non è tecnicamente corretto per gli tsunami brevi periodi, come proposto di essere generato da La Palma, i parametri utilizzati sono selvaggiamente esagerata e l'algoritmo non è applicabile a questo tipo di eventi. 

4. Se la frana si verifica è improbabile che possa causare più di un grande splash che non sarà visibile più di 100 km dalla costa di La Palma. 

5. La Palma è la vittima di una trovata commerciale motivato pubblicità allarmismo. 

Confronto con del 26 dicembre 2004 Tsunami:

I 2 eventi non sono paragonabili.
Anche se un Tsunami La Palma deve avvenire sia insignificante rispetto al 26 Dicembre 2004 Tsunami.
Il terremoto che ha causato del 26 dicembre 2004 l'acqua spostata Tsunami su una lunghezza di 1.000 km e probabilmente 10 metri di altezza e più di 20 m di larghezza (con sede a guestimates il 28 dicembre 2004).
Anche il peggiore scenario più esagerato La Palma utilizza una lunghezza totale di 25 km.

Esplodere i miti media:

1. La Palma non esploderà come il Krakatoa o sul Monte St.Helens. 
Perché no? Perché è il tipo sbagliato di magma e il tipo sbagliato di struttura geomorfologica. 

2. L'onda anomala non saranno più di 20 metri di altezza quando raggiunge Florida. 
Perché no? A causa di una frana a La Palma sarebbe un 'evento unico punto' come far cadere un sasso in uno stagno. Le increspature dalla piscina sparsi e diminuiscono molto rapidamente in altezza e forza. Nella situazione più estrema una frana La Palma probabilmente non sarebbe notevolmente più di 100 km di distanza. 

3. Del 26 dicembre 2004 evento non potrebbe accadere a La Palma. 
Perché no? Del 26 dicembre 2004 evento si è verificato su un tratto 1000km di giunzione tra due placche tettoniche. La Palma non è al bordo di una placca tettonica, non è mai stato e mai lo sarà.

4. La frana non può essere innescato da terroristi. (Si è stato suggerito.)
Perché no? Fori profondi abbastanza per seppellire esplosivi o una bomba nucleare sarebbe stato notato dalla popolazione locale. La Palma è un'isola civile con una popolazione di circa 90.000 persone e l'economia fiorente. Il permesso di pianificazione sarebbe necessaria per iniziare la foratura e foratura illegale non avere la possibilità di iniziare.

5. Attacchi preventivi da parte dell'esercito americano, non risolverebbe il problema. (Questo è stato anche suggerito.)
Perché no? Le forze necessarie per attivare anche una piccola frana su La Palma sarebbe di gran lunga superiore sono disponibili. Il livello di distruzione non sarebbe accettabile per gli abitanti e il loro governo (Spagna) o dell'UE. Il fall-out di un attacco nucleare sarebbe molto più distruttivo di qualsiasi Tsunami supposto.

6. Non ci sono stati 14 mega-tsunami iniziato nelle isole Canarie (Anche questo è stato ripetuto all'infinito.)
Perché no? Ci sono 14 cumuli di macerie in mare intorno alle isole Canarie, non vi sono prove che suggeriscono che 13 di loro anche provocato un tonfo. Il crollo El Hierro può aver causato una spruzzata, ma che è stato tante migliaia di anni fa che non vi è alcuna prova conclusiva. Prove indicato dagli autori è fortemente contestata. 

  Isole Canarie Mega-Tsunami ..
Tre scienziati dicono che la metà di La Palma cadrà nel mare e provocare uno tsunami che spazzerà via gran parte della popolazione della costa orientale degli Stati Uniti.
Si sbagliano.
La Palma non scivolare in mare.
Anche se così fosse, non avrebbe causato uno tsunami che avrebbe raggiunto gli Stati Uniti 
Perché dicono lo farà? 
Quasi certamente per ottenere finanziamenti per i loro progetti di ricerca. 

I mondi esperti scientifici hanno dimostrato la "ricerca" di Ward / Giorno / McGuire non corretta, non dimostrata e selvaggiamente esagerata sia nel programma Horizon e le interviste successive. Non è basata su fatti scientifici.

New York non ha nulla da temere da La Palma. L'isola è stabile. Solo un sostanziale aumento in altezza potrebbe causare a diventare instabile e al ritmo attuale di crescita che avrebbe preso almeno 10.000 anni,

Questa notizia rovina il divertimento per i mezzi di comunicazione, una catastrofe, mercanti e l'industria di pericolo, ma fortunatamente per le presunte vittime potenziali e la gente delle Isole Canarie non c'è nulla di cui preoccuparsi a La Palma.

Il contenuto del programma televisivo della BBC Horizon è stata smentita dai colleghi scienziati e persino la stessa BBC ha pubblicato una smentita parziale con il titolo "minaccia onda di marea" over-hyped " 
Leggere i fatti circa la situazione qui:


FATTO: La Società Tsunami accusa giustamente Ward / Giorno / McGuire di allarmismo
La Società Tsunami ha emesso un comunicato stampa per contrastare l'effetto delle relazioni allarmismo.
Il loro scopo è quello di correggere informazioni fuorvianti o non valido rilasciato al pubblico in merito a questo pericolo.
Lo tsunami stati della società in merito al programma di Discovery Channel:
'Vorremmo fermare l'allarmismo di questi rapporti infondate. "
Fonte: La Società Tsunami

DICONO: La "Il blocco è sceso di 4 metri nel 1949!". 
L'idea che 'blocco' del rock (25 km di lunghezza, 2-3km profonda e 15-20km di larghezza) improvvisamente affondata da 4 metri nel 1949, è una bugia assurda. Basta uno sguardo ai villaggi costieri di Puerto Naos, Tazacorte, El Remo, Bombilla e Playa Nueva è sufficiente per confutare questa bugia ridicola. Questi villaggi sono tutti situati appena sopra il livello del mare e sarebbe scomparsa sotto il mare. 
Il blocco non affondò, i villaggi non affondò. Alcune delle aree 30.000 + ABITANTI se ne sarebbe accorto. 

Ward / Giorno / McGuire suggeriscono che l'intero blocco 4metres spostato verticalmente rispetto al resto, se fosse vero, avrebbe lasciato un difetto molto ben visibile spostamento verticale. Questa prova semplicemente non esiste. La linea suggeriscono per il bordo del blocco è lungo 40 km. Lungo 37,5 chilometri di questa linea non ci sono prove di un movimento a tutti. Stanno mentendo su 37,5 km della linea di 40 km.
Oppure permette di misurarla per superficie. La superficie del blocco supposta (sopra il mare) è di circa 135km2, vi è evidenza di movimento in un'area di circa 0.25km2.
Quello che i veri scienziati riportata è stata una fessura superficiale lungo 2,5 km. Una fessura non è uno spostamento verticale. I veri scienziati ha dichiarato che non vi erano prove a indicare che si trattava di qualcosa di più di un fenomeno superficiale localizzato creato dal flusso di lava nelle vicinanze.

Se 'blocco' sceso di 4 metri allora ci deve essere una crepa superficie lungo i 2 lati. Queste crepe non esistono. Non vi è alcuna linea di faglia. L'idea che il blocco è caduto è una menzogna deliberata. Hanno trovato 'una crepa nella vernice la', ma Ward / Giorno / McGuire sostengono che 'tutta la parete è in procinto di cadere giu'!

DICONO: crolla versante della montagna hanno causato lunghe distanze Mega-tsunami. 
I tre casi noti di eventi simili, Krakatoa, Santorini e Lituya Bay, in Alaska, ha creato danno locale, ma uno tsunami non ha raggiunto le coste lontane. Sostiene che il crollo di El Hierro causato problemi alle Bahamas sono negate dagli scienziati nelle Bahamas. 

Ward / Giorno / McGuire ignorato provati fatti scientifici e avviare il programma Horizon, affermando che la Baia Lituya, Alaska incidente ha causato uno tsunami mega. Non ha fatto, e loro lo sapevano. Lander, e P. Lockridge affermato chiaramente che l'onda si limitava a una piccola baia e dissipato rapidamente nelle acque aperte del Golfo dell'Alaska.

Prove schiaccianti: Utilizzo di modelli scientifici del computer i ricercatori della Technical University di Delft cercato di simulare il collasso di La Palma e un conseguente tsunami. Anche usando i dati estremi irrealistiche e ignorando molti effetti frenanti che non potrebbe creare uno tsunami significativo. 

Nyeri: i meleti del Kenya

Nyeri è una città del Kenya situata nella zona centrale del paese, a sudovest del Monte Kenya e 155 km a nordest di Nairobi.


Ha una popolazione di circa 100.000 abitanti ed è la città principale dell'etnia Kikuyu; vi si trova, tra l'altro, un monumento ai caduti della rivolta Mau-Mau (1952-1956). A Nyeri visse gli ultimi anni della sua vita Robert Baden-Powell, fondatore del movimento scout, sepolto qui; in un sacrario dedicato ai caduti della seconda guerra mondiale si trova anche la tomba di Amedeo di Savoia-Aosta.

Durante la seconda guerra mondiale, gli inglesi crearono a Nyeri un campo di concentramento, dove furono mandati numerosi italiani fatti prigionieri in Somalia ed Etiopia; i prigionieri furono assegnati alla costruzione di strade.

Onde gravitazionali, Science: “Fisici sono sull’orlo del successo”

Secondo le indiscrezioni a produrre le onde gravitazionali osservate sarebbe la "fusione" di due buchi neri molto vicini tra loro, uno con una massa 36 volte quella del Sole e uno di 29.

“In on the verge of success…”. Sull’orlo del successo. Poche righe sul sito di Science annunciano quello che da settimane è l’argomento più segreto e allo stesso tempo più chiacchierato dagli scienziati. Ovvero la possibile scoperta delle onde gravitazionali, le “vibrazioni” dello spazio tempo previste un secolo fa dalla teoria della relatività di Albert Einstein che potrebbero rivoluzionare il modo di studiare l’universo. Secondo le indiscrezioni a produrre le onde gravitazionali osservate sarebbe la “fusione” di due buchi neri molto vicini tra loro, uno con una massa 36 volte quella del Sole e uno di 29.

Il primo a dare il via a un valzer di commenti era stato il tweet di un cosmologo dell’Arizona, Lawrence Krauss, cosmologo dell’università dell’Arizona, ripreso dal quotidiano britannico The Guardian. Una eventualità che non così remota considerando il fatto che la scoperta delle onde gravitazionali è stata indicata dalle riviste Science e Nature come una delle più attese nel 2016. E bisogna sottolineare che è dal 1990 che l’esperimento Ligo (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory) ci prova. Due enormi antenne realizzate negli Stati Uniti nell’ambito di una collaborazione internazionale di cui fa parte anche Virgo – che fa capo allo European Gravitational Observatory (EGO), a Cascina (Pisa) – fondato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e dal Centre National de la Recherche Scientifique (Cnrs)

Vedere le onde gravitazionali permetterebbe di studiare l’universo in un modo completamente nuovo e per questo la loro osservazione diretta è considerata come uno dei massimi obiettivi della fisica. E se fosse così sarebbe sicuramente una scoperta che porterebbe dritti al premio Nobel un po’ come è avvenuto con il bosone di Higgs. Da tempo si susseguono indiscrezioni sulla loro scoperta, puntualmente smentite: il caso più recente risale al 2014, quando ricercatori dell’università di Harvard avevano affermato di aver individuato i tremori del Big Bang. Ma a distanza di un anno i dati erano stati bocciati dalla comunità internazionale.

Le indiscrezioni che si ripetono da settimane questa volta sono “firmate” da un altro fisico Clifford Burgess, teorico dell’università canadese McMaster, e sono finite nuovamente su Twitter e riprese da un articolo pubblicato, di sole sette righe, su Science Magazine e firmato da Adrian Cho.

La notizia della scoperta di onde gravitazionali grazie ai due interferometri Ligo “sembrerebbe essere vera”, si legge nel testo della mail. “Dovrebbe essere pubblicata – prosegue il testo – su Nature l’11 febbraio (nessun dubbio sul comunicato stampa), quindi tenete gli occhi aperti”. A produrre le onde gravitazionali osservate, quindi, sarebbe la “fusione” di due buchi neri molto vicini tra loro, uno con una massa 36 volte quella del Sole e uno di 29. Burgess spiega nella mail che le onde gravitazionali sarebbero state individuate con un altissimo valore di “certezza” statistica, 5.1 sigma. La mail, secondo il sito di Science, era stata spedita in via confidenziale solo a colleghi e studenti ma sarebbe stata diffusa da qualche ricevente.

10 certezas sobre la violencia de género en España

1. La violencia de género o violencia machista contra las mujeres es una manifestación de la desigualdad existente entre aquellos y estas. Así ha sido reconocido por todos los foros internacionales de tutela de los derechos humanos (entre los más recientes el Convenio del Consejo de Europa sobre prevención y lucha contra la violencia contra la mujer y la violencia doméstica).

2. La violencia de género en el ámbito estatal se identifica con la violencia sobre una mujer  causada por su pareja o expareja. Por tanto, se trata de una aproximación restrictiva a esta realidad. El contenido de este tipo de violencia en el ámbito internacional o, por ejemplo, catalán es más amplio, alcanzando cualquier violencia machista sobre las mujeres.

3. De la ley de protección integral, que marcó un antes y un después en la lucha contra lacra de la violencia machista contra las mujeres, se ha destacado especialmente su contenido penal. Sin embargo, como su nombre indica, es una norma que incorpora un espectro muy amplio de medidas que tratan de luchar de forma global contra este tipo de violencia. Otra cosa es que algunas no se hayan implementado por falta de recursos (humanos y económicos) o por falta de voluntad política.

4. Lo que diferencia a la violencia machista de otras violencias públicas o privadas es la razón que la mueve: una concepción de la mujer como ser subordinado al hombre.  Así pues, la violencia machista no persigue cualquier violencia de un hombre frente a una mujer, sino aquella que viene motivada por una pretendida desigualdad entre ellos.

5. La violencia machista de género se produce muchas veces en el ámbito familiar pero, después de muchos años de lucha, se ha conseguido diferenciarla de otras violencias que también se producen en el ámbito familiar. Además, es transversal: no entiende ni de edades ni de clases ni de grupos sociales ( ver datos).

6. Los asesinatos de mujeres a manos de sus parejas o exparejas sólo son la punta del iceberg de la violencia de género, puesto que esta también se manifiesta a través del maltrato físico (desde una bofetada a una paliza) o psíquico (desde un “¡calla!”, a la humillación constante)

7. En los últimos 11 años (datos hasta noviembre) han sido asesinadas por sus parejas o ex parejas cerca de 700 mujeres según las cifras oficiales del Ministerio de Sanidad, Servicios Sociales e Igualdad. Pese a estas cifras se estima que son todavía pocas las mujeres que deciden  denunciar y romper con el círculo de terror y silencio que suele rodear a este tipo de violencia.

8. Las denuncias falsas existen, sí, pero son la absoluta excepción de los procesos iniciados por violencia de género. La Fiscalía General del Estado estima que la cifra en menos del 0,05%. Y, en todo caso, estas denuncias no justifican denostar una realidad, la violencia de género como manifestación de la desigualdad entre hombres y mujeres, y el correcto funcionamiento de su sistema de protección.  

9. Es mucho el trabajo que realiza todo el aparato policial y judicial en la protección contra la violencia de género (y machista en general). Sin embargo, la formación y sensibilización de género de muchos de las personas involucradas en proteger a las mujeres que sufren esta violencia es todavía hoy insuficiente. No basta con leyes de género, sino que también debemos tender hacia una justicia de género.

10. El verdadero reto en la lucha contra la violencia de género, y la machista en general, es un cambio cultural que solo vendrá a través de una educación en igualdad que, a día de hoy, no se está prestando. La eliminación del currículo escolar de una asignatura como Educación para la Ciudadanía, en cuyos contenidos estaba incorporada la igualdad como regla de conducta transversal, no es más que una señal de que no ha llegado todavía el tiempo del cambio de una cultura todavía hoy machista.

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mercoledì 10 febbraio 2016

La pay tv di tutta Europa con 10 euro al mese: commettendo un reato

Si chiamano Iptv illegali e permettono di vedere perfettamente 1600 canali online tramite il software Vlc. Film e partite inclusi. Basta un contatto su Skype, un pagamento in forma anonima e il raggiro è servito

Costa poco ed è una vera truffa ai danni dei broadcaster internazionali, con perdite che si ripercuotono anche su chi è regolarmente abbonato. Il mondo delle Iptv illegali viaggia su Internet ed è sconfinato, attira migliaia di clienti e genera milioni di profitti irrintracciabili che si perdono nella geografia bancaria, fatta di conti correnti in diversi paesi e pagamenti online. Promette di realizzare il sogno di avere tutta la Tv d’Europa a portata di mouse e di fatto ci riesce: dai porno con molte ‘x’ alle partite di calcio, nulla è precluso a chi si affaccia in questo paradiso per stringere un patto con i diavoli dello streaming illegale. Non è il flusso di immagini sgranato e intermittente dei vari Roja Directa, il link non salta e non bisogna mai aspettare l’interminabile buffering. È ben oltre: alta definizione, audio in sincrono e zero pubblicità invasiva da eliminare con molta cura. Tutto questo a pochi euro al mese. Perché la qualità si paga, anche all’inferno.

L’approccio
Ci si contatta in chat, via Skype, e l’approccio è quello da primo appuntamento, solo un po’ più spudorato: “Ciao, mi interessano Sky e Mediaset. Mi hanno detto di contattarti…”. Senza troppe presentazioni si passa subito agli affari, cercando di capire se si è fatti davvero l’uno per l’altro: “Che processore usi? Conosci VLC?”. Il programma per riprodurre video sui computer è solo un mezzo: è installato e funziona. “Perfetto”, dice lui. Subito propone un giro sulla giostra e invia un link che non apre nessuna pagina sul web, ma che fa scattare un download automatico: “Apri il file con VLC e dimmi se parte, cosa vedi e se ti piace”. Come no, funziona tutto bene e questo patto merita di essere stretto. “Per vedere la scaletta con tutti i canali schiaccia il tasto destro del mouse”.

Mille e più canali, prezzi stracciati
Così appare magicamente una lista di circa mille tv. Dentro c’è di tutto. Il bouquet completo di Sky Italia, da Sky Sport24 ai pacchetti Cultura e Intrattenimento, passando per Primafila, ovvero i film che per gli stessi abbonati della tv di Rupert Murdoch prevedono un pagamento extra per la visione. Idem con Mediaset Premium: si vede perfettamente tutta la Serie A, Joy, Emotion, i cinque canali di cinema. L’utente ha solo l’imbarazzo della scelta anche per quanto riguarda le tv straniere. Oltre venti programmi spagnoli e francesi, tutto Sky Uk e Sky Deutschland. Molti giorni si arrivano a toccare 1680 canali visibili ventiquattr’ore su ventiquattro con ritardi attorno ai 15 secondi rispetto a chi ha un regolare abbonamento. E basta premere pausa su VLC per creare un MySky casereccio, evitando di perdersi un solo secondo di partite o film se qualcuno bussa alla porta. Una pacchia. Soprattutto se costa appena dieci euro al mese. L’uomo contattato da ilfattoquotidiano.it propone un abbonamento a quel prezzo, ma in rete c’è chi chiede anche 5 euro per trenta giorni. E più si allunga il periodo di sottoscrizione, più cala il costo fino gli 80 euro per un anno.

Il pagamento? Anonimo
Allacciato il contatto, bastano pochi minuti per ottenere un link definitivo, sedersi in poltrona e godersi la truffa. Si può pagare tramite Postpay, Skrill o Paysafecard. Gli ultimi due garantiscono l’assoluto anonimato per chi “sottoscrive” l’abbonamento. Con Paysafecard in un qualsiasi tabaccaio, senza presentare documenti, è possibile richiedere un tagliando con un codice pin, consegnare la banconota da 10 euro e, una volta su Skype, inviare il numero seriale a uno degli angeli della tv pirata. Incassata istantaneamente la somma sul suo conto, riattiva il link di prova. Da quel momento, per un mese, si è nel fantastico mondo delle Iptv che rubano il segnale alle pay. Ma se troppi utenti sono online nello stesso momento si rischia un blocco, come avviene sulle piattaforme streaming gratis? Il dubbio viene subito fugato: “Aggiungiamo server di volta in volta, siamo in down raramente – rassicura – Ci risentiamo pochi giorni prima della scadenza per il prossimo pagamento. Se hai problemi, sono sempre qui”.

martedì 9 febbraio 2016

M5S, IL 'SEGRETARIO' DI MAIO SOTTO ATTACCO DELLA BASE. FINE DEL 'DIRETTIVO'?

Bono organizza la resistenza sulle unioni civili. Definisce "ipocrita" la libertà di coscienza lanciata dal blog e scatena i suoi (a partire da Della Valle). Nel mirino c'è il Direttorio e in particolare Di Maio, mentre Grillo appare sempre più disinteressato

Il Movimento 5 stelle scopre la “libertà di coscienza” alle 10,14 di sabato, con una rivelazione sul blog di Beppe Grillo. Nel giro di pochi minuti le bacheche facebook dei parlamentari piemontesi (e di altre regioni) vengono prese d’assalto. La base disapprova, gli attivisti sono infuriati e non sono i soli. “Portavoce” come Ivan Della Valle e Alberto Airola lavorano al ddl Cirinnà da mesi e loro per primi ci hanno messo la faccia. La nuova rotta indicata dal blog disorienta soprattutto loro anche perché mai consultati sulla possibilità di non votare compatti un provvedimento che introduce principi su cui gli iscritti si erano già espressi nel 2014 e su cui lo stesso Grillo aveva preso posizione addirittura nel 2012. I dubbi diventano certezze e dietro l’home page del blog si materializza la sagoma di Luigi Di Maio. 

Un repentino giro di telefonate, la decisione di dare il via alla resistenza. Alle 13,42 Airola lancia l’hashtag #IoVotoSi, alle 13,53 l'altro senatore torinese, il valsusino Marco Scibona riprende il post sui social e si schiera con il collega. Alle 14,34 si associa la candidata sindaco di Torino Chiara Appendino: “I diritti civili sono una priorità che non può più essere rimandata”. Nella serata di ieri arriva anche la benedizione del capo dei grillini piemontesi Davide Bono: “#‎iovotosì ai diritti uguali per tutti, no all’ipocrita ‪#‎libertàdicoscienza”. Mai il M5s piemontese si era schierato in modo così compatto contro il suo leader: la sensazione è che a Torino si stiano preparando alla guerra e le prossime amministrative potrebbero diventare un passaggio cruciale non solo per la Città, ma anche per i rapporti di forza in seno al Movimento.

Un insider molto addentro al mondo pentastellato spiega: “Per capire cosa sta accadendo bisogna partire da un momento di forte cesura: il passo di lato di Beppe Grillo, seguito alla rimozione del suo nome dal simbolo”. Quel che appare evidente è che da una parte il comico genovese dice di seguire una linea di progressivo distacco dalle vicende del movimento che ha fondato, torna in teatro, ma dall'altra la bussola resta attiva e continua a segnare la rotta. “È una decisione che ci ha sorpresi -sono state le parole di Della Valle ai giornali - e come sempre non si sa da chi sia stata presa”. Ecco il nocciolo della questione. Chi è che ha in mano il blog? E soprattutto chi lo sta utilizzando per orientare elettori e iscritti su temi sensibili e senza interpellare i parlamentari? Gianroberto Casaleggio? Il Direttorio? Di Maio? Chi c'è nella cabina di regia? "Delle due l'una - prosegue il nostro insider - o quello che scrive sul blog è sempre Grillo e allora è incoerente con quello che ha detto, oppure il blog è in mano a chi non rappresenta nessuno". In entrambi i casi è il momento di muoversi, anche nella roccaforte dell'ortodossia grillina, dove il dissenso è sempre stato soffocato e il gruppo parlamentare, alla Camera come al Senato non è stato colpito da defezioni, a esclusione del caso Bechis.

Che Di Maio - e alcuni parlamentari e amministratori a lui legati - avesse delle perplessità sul ddl Cirinnà e in particolare sulla stepchild adoption era cosa risaputa, meno scontato è che la sua influenza potesse davvero portare al “dietrofront”. Le Unioni Civili potrebbero essere dunque un pretesto per tentare la spallata al Direttorio a trazione campana (oltre a Di Maio ne fanno parte Carla Ruocco, Roberto Fico e Carlo Sibilia), già fiaccato dalle vicende di Quarto, sfruttando anche l’esposizione mediatica di colei che è considerata “il miglior candidato sindaco grillino in Italia”, la Appendino. Un modo per chiudere il termidoro di una forza politica che sta cambiando pelle ed essere protagonisti di una restaurazione al termine della quale il Movimento si scoprirà partito e il Piemonte potrebbe uscire dall’irrilevanza cui è stato relegato in questi anni. Così, a un anno dalle probabili elezioni politiche,

Bloomberg: “Sto valutando di correre per la Casa Bianca”

L’ex sindaco di New York per la prima volta ammette l’ipotesi di una sua discesa in campo per diventare presidente degli Stati Uniti

L’ex sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha ammesso per la prima volta di star prendendo seriamente in considerazione l’idea di candidarsi per la Casa Bianca. Lo riporta il Financial Times che ha intervistato il miliardario statunitense. «Sto esaminando tutte le opzioni», ha dichiarato Bloomberg rispondendo alla domanda se stava valutando di partecipare alla corsa presidenziale.

«Penso che il popolo americano si meriti di meglio. Trovo il livello delle discussioni e dei dibattiti penosamente banale e un oltraggio agli elettori», ha dichiarato Bloomberg spiegando che, se deciderà di scendere in campo, inserirà il suo nome nelle schede elettorali all’inizio di marzo.

Cowspiracy in Regione Liguria con M5S

Via Fieschi 15 - Sala A - Piano Terra
Il MoVimento 5 Stelle, da sempre sensibile alle tematiche ambientaliste, offre a tutta la cittadinanza la proiezione gratuita del documentario indipendente Cowspiracy.





A seguire dibattito sul tema con i portavoce liguri Marco De Ferrari e Alice Salvatore.

Cowspiracy, gioco di parole tra “cospiracy” (congiura) e “cow” (mucca) è il documentario più verde dell'anno. Un lungometraggio ambientale innovativo diretto da Kip Andersen, il quale svela l'industria più distruttiva del pianeta e indaga sul perché le principali organizzazioni ambientaliste del mondo hanno troppo paura di parlarne.

L'allevamento del bestiame è la principale causa della deforestazione, del consumo d'acqua e dell'inquinamento, rilascia più gas serra rispetto al settore dei trasporti. Per non dire anche della distruzione della foresta pluviale, l'estinzione di specie su vasta larga avvenuta negli ultimi cento anni e la perdita di habitat correlato, le "zone morte" degli oceani e praticamente ogni altro problema ambientale. Tuttavia, tutto ciò viene quasi completamente ignorato, e incontrastato.

Come Andersen si avvicina ai leader del movimento ambientalista, sembra ci sia un rifiuto intenzionale nel discutere la questione degli allevamenti, mentre gli esperti del settore lo avvertono dei rischi per la sua libertà e la sua vita, se osa persistere. Questo documentario, scioccante ma anche divertente (la prima scena, in cui un portavoce di Greenpeace rimane senza parole, è esilarante), rivela il devastante impatto ambientale di questa industria sul nostro pianeta, offrendo un percorso verso la sostenibilità globale per una popolazione in crescita.

Il progetto nasce semplicemente da delle ricerche pubblicate, ad esempio, dalla FAO, da Science Mag, dalla Nasa e World Watch. Si citano dati e grafici in cui si evince che il bestiame e i loro sottoprodotti in realtà rappresentano almeno 32.000 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2) l'anno, il 51% di tutte le emissioni di gas serra a livello mondiale. E ancora, le industrie di latticini e carne usano quasi 1/3 (il 29%) di tutta l'acqua dolce del mondo.

Quindi non basta non utilizzare l'auto, stare pochi minuti sotto la doccia o avvitare le lampadine a basso consumo energetico. Bisogna salvare il pianeta, cambiando dieta e mentalità.

sabato 6 febbraio 2016

L’avvelenamento dell’ambiente dei motori Diesel: il crimine dei filtri antiparticolato

Il giornale Il Fatto Quotidiano si scopre improvvisamente ecologista. Dopo aver protetto chi ha imbavagliato la ricerca sugli effetti delle polveri sottili ed ultrasottili con un silenzio non proprio degno di lode per chi fa dell’informazione un’attività professionale, ora quel giornale esce con un corposo servizio incentrato sui filtri antiparticolato e, pur nella sua estrema semplificazione (che non è sinonimo di semplicità), illustra tutto sommato correttamente una delle mille e mille situazioni grottesche in cui questa repubblichetta delle banane andate a male si dibatte tra corruzione rampante, indifferenza ed “io speriamo che me la cavo”.

Chi ha la pazienza di seguirmi da anni sa che sul tema io ho scritto parecchie volte e sono anche stato protagonista di un servizio TV de Le Iene con tanto di analisi fatte su campioni di gas di scarico. Chi conosce un po’ di fisica non può non rendersi conto che quei filtri non possono in alcun  modo mitigare l’avvelenamento dell’ambiente indotto dai motori Diesel, e chi (purtroppo ancora troppo pochi) ha nozioni di patologie da polveri sa che bruciare le particelle carboniose prodotte dalla combustione del gasolio non fa altro che liberare le polveri piccolissime che quelle particelle imprigionano. Tutto questo peggiorando di fatto di gran lunga la situazione sanitaria dell’ambiente.

Ma i filtri antiparticolato sono un affare enorme e, allora, non importa se l’aria si avvelena ancora un po’. Business is business e chi fa impresa mica può preoccuparsi della salute.

Anni fa ebbi ad incontrarmi per due volte con personaggi istituzionali diversi che con i filtri mantenevano (legalmente, sia chiaro)  la famiglia. Per questo non avevano la minima intenzione di ammettere l’ovvietà e in ogni circostanza costoro, ben lungi dal contestarmi scienza alla mano, anche perché era chiaro che non ero contestabile (vedi i libri del liceo), si limitarono a strepitare. Poco dopo uscì anche qualche articolo che me ne diceva di tutti i colori pubblicato da una rivista che guarda da sempre con tenerezza tutto quanto è legato all’automobile. Naturalmente mai un accenno a dati scientifici o, comunque, sperimentali, sempre che di esperimenti ci sia bisogno per un prodotto del genere.

Ora Il Fatto Quotidiano racconta di un (per ora solo presunto) caso di corruzione legato all’omologazione di quel prodotto, omologazione che parrebbe essere stata concessa molto graziosamente senza prove. Ma perché meravigliarsi? Io non credo che il Ministero dei trasporti e il Ministero dell’ambiente non dispongano di qualcuno che abbia beneficiato delle lezioni di scuola media superiore e, se nessuno ha fatto notare a chi di dovere che i filtri antiparticolato sono aggeggi a dir poco criticabili, una ragione ci sarà.

Ora le cose se le è prese in carico il procuratore Raffaele Guariniello che ha in mano anche documentazione mia. Non voglio peccare di pessimismo ad oltranza ma temo che tutto finirà a tarallucci e vino e noi quelle polverine ce le ritroveremo sempre di più nell’aria che per forza dobbiamo respirare.

Che fare? Per esempio non comprare più automobili Diesel.

Novità mondiale: una farina con il platano (platano macho)

Gli scienziati dell’Istituto Canario di Agraria hanno creato un tipo di farina prodotta dalle banane verdi delle isole, utilizzando oltretutto le banane che non rientrano nei criteri di qualità per poter essere commercializzate.

 Questo prodotto può essere consumato dai celiaci e dai diabetici non avendo glutine e contenendo un amido a lento assorbimento. La materia prima per produrre questo prodotto sono appunto le banane prima della loro maturazione. Questo prodotto contiene un alto dosaggio di magnesio e potassio, il che lo rende un ottimo alimento per i bambini, per gli sportivi e per tutte quelle persone che non possono assumere glutine. L’amido contenuto in questa farina di frutta è a lento assorbimento, e quindi si comporta come fosse una fibra, abbassando il livello di colesterolo ed è utile per la prevenzione delle patologie cardiache.

Il processo per ottenere questo tipo di farina non è complicato, per iniziare si elimina la pelle dalle banane (questo è il passo che prende più tempo perché per il momento si fa in maniera manuale dato che non esiste ancora una macchina che lo faccia) poi la frutta si amalgama con dell’antiossidante naturale per evitare che diventi nera ed infine viene essiccata per eliminare tutta l’acqua, per poi passare alla triturazione fino a renderla polvere.  Il risultato è una farina di colore simile al gofio che i ricercatori assicurano non sembra proprio essere banana. Chi ha assaggiato un dolce prodotto e cucinato con questa farina, ha assicurato che il sapore si avvicina al gusto degli alimenti integrali.

Ora si sta provando anche a produrre basi per la pizza e pasta per il pane, tenendo presente che il prodotto va combinato con la normale farina, con un massimo del 10%. I celiaci sono molto speranzosi per la produzione e commercializzazione sul mercato di questo nuovo prodotto. Soprattutto perché il prezzo di questa farina sarà decisamente più contenuto dei prodotti alimentari senza glutine esistenti già per i celiaci.

Il tramonto dei numeri di telefono

Lo dice Zuckerberg, proprio nei giorni in cui Whatsapp raggiunge il miliardo di utenti


Ci siamo abituati a cambiare telefono come cambiamo i vestiti. Escono modelli a un ritmo così sostenuto da rendere difficile capire cosa cambia davvero tra un modello e l’altro. Lo dimostra l’ultima campagna per l’iPhone 6s di Apple, che è partita da un dato incontestabile: all’apparenza il nuovo smartphone è esattamente identico al precedente e quindi, per convincerci a comprare l’ultimo arrivato, bisogna dire che è cambiato tutto, anche se non ce ne accorgiamo a colpo d’occhio.

La previsione
Quella che, però, in questi anni non è mai cambiata è l’essenza stessa del telefono: il suo numero. Prima era quello del fisso, che avevamo in casa; poi quello della sim, che con la portabilità ci ha permesso di mantenerlo anche nei continui passaggi da un operatore all’altro alla ricerca dell’offerta migliore. Ma il punto è che per chiamare qualcuno non esiste un modo che non sia digitare una stringa di cifre su una tastiera. Non esattamente un modo semplice, anche se l’abitudine rende tutto scontato. Eppure c’è chi scommetterebbe che anche questo residuo del secolo scorso non avrà lunga vita.

 A dirlo non è l’ultimo degli sprovveduti, ma Mark Zuckerberg. A inizio anno il fondatore di Facebook, il social network più popolato del mondo, ha detto che non sa per quanto tempo ancora i telefoni e i loro numeri saranno in circolazione. Detto da chi deve buona parte della sua fortuna al tempo che passiamo incollati allo smartphone, sembra più un delirio che una previsione, ma quello che intende Mr Facebook è che a cambiare, sarà il modo in cui intendiamo le telefonate. Gli dà ragione il Pew Research Center, che ha scoperto che solo il 19% dei teenager telefona tutti i giorni, contro il 55% che preferisce chattare. 

Il record di Whatsapp
Nei giorni scorsi ha fatto il giro del mondo la notizia che Whatsapp, l’app di messaggistica istantanea che ha soppiantato gli sms, ha raggiunto la quota impressionante di 1 miliardo di utenti attivi al mese. Un settimo della popolazione mondiale. Per commentare questo dato, il World Economic Forum ha pubblicato un articolo che analizza le ultime tendenze che riguardano l’utilizzo di questo genere di applicazioni, ponendosi una semplice domanda: è arrivata l’ultima ora dei numeri di telefono?
A sostegno di questa tesi, la fondazione prende a esempio l’esplosione che Whatsapp ha avuto soprattutto nei mercati emergenti: in America Latina il 66% delle persone che hanno accesso a internet ha usato l’app nell’ultimo mese. E risultati analoghi o comunque positivi si registrano in Medio Oriente e Africa (63%) e nei Paesi asiatici che si affacciano sul Pacifico (35%). Per sottolineare che non stiamo parlando di una moda tutta occidentale. Ma Whatsapp da solo può scardinare un’abitudine vecchia un secolo? No, ma Whatsapp non è solo. Ci sono app simili che si moltiplicano, e c’è un intero sistema di comunicazioni alternative che hanno reso obsolete le telefonate. Non è un mistero, basta rivolgersi a qualsiasi operatore: nelle offerte la differenza la fa il traffico dati, non i minuti o gli sms. Un osservatore potrebbe obiettare facilmente: «Per usare Whatsapp mi serve un numero di telefono!». Il punto è che Whatsapp, come già detto, non è solo: nel 2014 è stata acquistata da Facebook, che sulla sua app Messenger (un altro sistema di messaggistica online) ha 800 milioni di utenti attivi. Qui il numero di telefono non serve e, si può scrivere ma anche mandare video, foto, soldi e anche la nostra posizione. Tutto senza digitare stringhe di numeri e prefissi. Basta essere amici, cliccare su un nome. 

L’Onu dà ragione ad Assange: detenzione ingiusta

Il fondatore di Wikileaks vive dal 2012 nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra

Il gruppo di lavoro Onu incaricato di dare un parere sulla condizione di Julian Assange, denunciata come «ingiusta detenzione» dalla difesa, ha deciso di riconoscere le ragioni del fondatore di Wikileaks. Lo riferisce la Bbc.

Questa decisione allontana la prospettiva che Assange lasci l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove è rifugiato da quasi 4 anni, e si consegni alla polizia britannica. Era stato lo stesso Assange ad annunciare di essere pronto a farsi arrestare laddove il parere Onu gli fosse stato sfavorevole.


Questa mattina, in attesa del parere del gruppo di lavoro Onu, Assange aveva dichiarato: «Accetterò di essere arrestato domani dalle autorità britanniche se l’Onu si esprimerà contro di me. Se l’Onu dovesse annunciare che ho perso il mio caso contro Gran Bretagna e Svezia, uscirò dall’ambasciata a mezzogiorno di venerdì per accettare l’arresto da parte della Polizia britannica in quanto non ci sarebbe più una prospettiva di appello. Se tuttavia dovessi avere la meglio, mi aspetto l’immediata restituzione del mio passaporto e la fine di ulteriori tentativi di arrestarmi», si legge nella dichiarazione di Assange.

Ciancimino jr in aula: “Con Provenzano mangiavo la pizza, era libero di muoversi”

Al processo di Palermo il figlio di don Vito ripercorre i rapporti dell'ex sindaco mafioso Dc con i servizi segreti. E afferma che il boss corleonese non temeva l'arresto grazie ad "accordi con le istituzioni". "Mio padre incontrava Berlusconi per investimenti a Milano due". Deposizione interrotta per malore. Ghedini: "Infondato"

Bernardo Provenzano? “Ci andavo a mangiare la pizza, era libero di muoversi grazie ad accordi siglati con le istituzioni”. I rapporti tra Vito Ciancimino e i servizi segreti? “Cominciarono alla fine degli anni ’60 e sono continuati fino alla sua morte”. Silvio Berlusconi: “Incontrava don Vito, che investì denaro nella costruzione di Milano 2”. All’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo va in onda la prima puntata della testimonianza più attesa del processo sulla trattativa tra Cosa nostra e pezzi delle istituzioni: quella di Massimo Ciancimino.

Il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo è un teste chiave del processo sul patto occulto tra Stato e mafia: l’inchiesta coordinata all’inizio dall’ex procuratore aggiunto Antonio Ingroia nacque infatti sulla base delle dichiarazioni messe a verbale da Ciancimino junior a partire dal dicembre del 2008. Dichiarazioni che hanno avuto il merito di “accendere” la memoria di alcuni esponenti delle istituzioni (abili a ricordare eventi fondamentali per la ricostruzione dell’accusa con vent’anni di ritardo), mentre lo stesso Ciancimino è finito tra gli imputati: è accusato di concorso esterno a Cosa nostra e calunnia nei confronti di Gianni De Gennaro.

Adesso, dopo cinque anni d’indagini, tre di processo, e a nove da quella clamorosa intervista rilasciata a Panorama (quando parlò per la prima volte degli incontri tra il Ros e suo padre Vito nel giugno del 1992 per fermare le stragi), per Ciancimino è il momento di salire sul banco dei testimoni per raccontare la sua versione. E lo fa senza essere più assistito dalla sua storica legale, l’avvocata Francesca Russo che proprio oggi ha rinunciato al mandato. E mentre il boss Totò Riina è collegato in videoconferenza dal carcere di Parma, dove si è accomodato su una lettiga dopo il ricovero dei giorni scorsi a causa di un’insufficienza renale, Ciancimino riavvolge indietro il nastro dei ricordi. A cominciare dai legami antichi tra suo padre, la mente politica dei corleonesi che arrivò a fare il sindaco di Palermo con la Dc e Bernardo Provenzano.

“Con Provenzano andavamo a mangiare la pizza”. “C’era un rapporto anche molto confidenziale, da ragazzino la sua presenza settimanale a casa nostra era una costante. Provenzano usciva assieme a noi, e andavamo anche a mangiare la pizza: spesso si andava a San Martino delle Scale o a Baida”, è stato l’incipit della testimonianza di Ciancimino Junior. “Io ho preso contezza di questo personaggio, che all’epoca si presentava anche al telefono come l’ingegnere Lo Verde, verso la fine degli anni Settanta, tra il 1978 e il 1980, quando accompagnai mio padre dal barbiere, dove c’era una copia del settimanale Epoca che pubblicava l’identikit di Provenzano. Dissi: papà su Epoca c’è un identikit di uno dei più pericolosi latitanti, l’ingegnere Lo Verde è Provenzano. Lui rispose con uno sguardo duro: ricordati che da questa situazione non ti può salvare nessuno, neanche io”, ha detto il teste interrogato dai pm Nino Di Matteo, che rappresenta l’accusa insieme ai colleghi Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia.

Il testimone ha poi raccontato i rapporti epistolari tenuti tra don Vito, Provenzano e Riina: in pratica il gotha di Cosa nostra. “Io per anni ho fatto da postino nello scambio dei pizzini tra mio padre e Provenzano. Mio padre era molto cauto nel gestire la corrispondenza: li apriva con i guanti in lattice, li fotocopiava e poi li bruciava. Quando arrivava una lettera di Riina, che lui non stimava per niente, era un momento di ilarità”. Secondo Ciancimino Junior don Vito considerava Riina “intellettualmente limitato e aggressivo. E spesso lo chiamava pupazzo”.

“Il signor Franco portava a mio padre dossier top secret”. Un capitolo importante della testimonianza di Ciancimino junior è quello relativo ai legami tra don Vito e i servizi. “I rapporti cominciarono tramite l’ex ministro dell’Interno Franco Restivo, dalla fine degli anni ’60, e sono proseguiti fino a poco prima della morte di mio padre. Restivo chiese a mio padre di fare da tramite coi corleonesi, mafiosi suoi compaesani che allora stavano prendendo il potere”, ha raccontato il testimone, che poi è tornato a fare il nome del signor Franco/Carlo, il misterioso 007 che avrebbe intrattenuto rapporti con Vito Ciancimino per una trentina d’anni. “Il signor Franco era una sorta di collettore di informazioni, una persona poco nota che non destava sospetti e che teneva i contatti con mio padre. Gli consegnava dossier su carta intestata del ministero dell’Interno, questo sicuramente dal 1984 e anche negli anni seguenti: io poi avevo l’incarico di disfarmene”. Lo stesso Massimo avrà negli anni successivi un rapporto diretto con il misterioso uomo dei servizi: “Avevo un numero di telefono al quale contattarlo: lui mi tranquillizzava quando c’erano motivi di preoccupazione. Quando fui indagato per mafia lo stesso giorno della morte di mio padre, lui mi rassicurò dicendomi che era un modo per tutelarmi, così mi sarei potuto avvalere della facoltà di non rispondere se mi avessero sentito sulla trattativa”.

I soldi di Cosa nostra a Berlusconi. Nel primo giorno della sua deposizione, interrotta per un malore e rinviata all’udienza di domani, Ciancimino è arrivato a raccontare anche i rapporti economici che sarebbero intercorsi tra l’ex sindaco mafioso di Palermo e Silvio Berlusconi. “Nel 1976-1977 venne proposto a mio padre di investire nell’attività dell’imprenditore milanese Silvio Berlusconi che stava costruendo Milano due. Promotore dell’iniziativa fu Stefano Bontate. Lui accettò e all’affare parteciparono anche gli imprenditori Buscemi e Bonura. Ci fu anche una partecipazione di Provenzano”. Secondo l’ultimo figlio di Vito Ciancimino, suo padre “conosceva Berlusconi. Si erano visti a Milano, me lo disse lui, tramite Bontate ma anche tramite Marcello Dell’Utri. A mio padre venne chiesta anche una consulenza urbanistica sul progetto Milano due, per valutare il tipo di operazione. Lui si meravigliava della velocità con cui l’imprenditore era certo di ottenere le opere di urbanizzazione”.

domenica 31 gennaio 2016

Civitavecchia, sindaco M5s al prefetto: “Sospendere i consiglieri di opposizione”

Non solo il caso di Quarto, concluso per il momento con l’espulsione del sindaco Rosa Capuozzo. Ora sui giornali finiscono le decisioni di un altro sindaco del Movimento Cinque Stelle, quello di Civitavecchia. Antonio Cozzolino, infatti, ha scritto al prefetto e al procuratore capo per “denunciare” le “ingerenze” delle forze di opposizioni nell’azione amministrativa.

 Nel frattempo ha anche suggerito al prefetto di sospendere, “come prevede il Testo unico degli enti locali”, i consiglieri dei gruppi di minoranza. L’accusa mossa dal primo cittadino agli esponenti delle forze politiche del M5s è che si sono “intromessi” in una gara in corso. La selezione bandita dal Comune serve a scegliere una cosiddetta “società di gestione del risparmio” che dovrà gestire un fondo immobiliare per la valorizzazione del patrimonio dell’amministrazione. Tuttavia l’unica offerta è arrivata da una società che non aveva i requisiti del bando.

Quindi i consiglieri di opposizione hanno spedito una diffida sia al Comune sia alla commissione esaminatrice, avvertendo di bloccare l’aggiudicazione della gara altrimenti sarebbero passati alle “vie legali”. A quel punto Cozzolino ha convocato una conferenza stampa parlando di “intimidazione”. “La diffida che i consiglieri comunali di opposizione hanno protocollato a gara in corso (mettendo fra i destinatari la commissione giudicatrice) è di una gravità inaudita – ha scritto poi su Facebook – Se avessero voluto agire correttamente avrebbero dovuto aspettare l’esito finale e poi, se ne ravvedevano motivo, impugnare l’eventuale aggiudicazione.

 Interferendo in maniera così palese nell’attività di gestione, aspetto che non deve assolutamente appartenere alla sfera politica, hanno commesso una grave ingerenza e abbiamo già inoltrato la documentazione sia al Prefetto che alla Procura. E’ previsto dal Tuel (testo unico enti locali) che nel caso di intromissione della politica nell’attività gestionale dell’ente gli autori di questo illecito possano essere sospesi”.

Le opposizioni, così, parlano di un sindaco che “vuole fare il podestà“: “La sua è la reazione rabbiosa di un sindaco al capolinea”. “Invece di ringraziare l’opposizione consiliare – scrivono in una nota i consiglieri di vari gruppi di minoranza – che con la diffida inviata ai membri della commissione giudicatrice del bando sul fondo immobiliare ha evitato alla stessa commissione di compiere un atto potenzialmente illegittimo, il sindaco sbatte i piedi come un bambino capriccioso.

 Ribadiamo che legalità e trasparenza non possono essere degli optional che il Movimento 5 Stelle può utilizzare a seconda delle proprie convenienze”. Quanto alla diffida, questa – dicono –  “rientra nell’esercizio delle funzioni ed attiene al diritto delle prerogative concesse ad ogni consigliere comunale”. “Il sindaco – conclude – finge di non sapere che il compito del consigliere comunale di minoranza è quello di vigilare sull’operato di chi amministra e che a nessuno può essere consentito di limitarne l’efficacia e l’incisività. Ma forse, in fondo, si tratta soltanto dell’ennesimo polverone per distrarre l’opinione pubblica dai fallimenti a cinque stelle. Che tristezza!”.

Calima: il vento di SCIROCCO alle Canarie

La Calima è un particolare fenomeno atmosferico delle isole Canarie, in particolare di quelle più orientali quali Fuerteventura e Lanzarote.

È un vento di Scirocco proveniente SudEst, dal vicino Sahara, causato dalla formazione di un'area di alta pressione nel Nordafrica.

Questo vento porta con sé, oltre all'aria calda africana, anche polvere e sabbia, che produce una foschia costante e il repentino innalzamento delle temperature che si stabilizzano, per tutta la durata del fenomeno, intorno ai 40°. La polvere giallastra che è molto fine e riesce persino a passare da porte e finestre chiuse mentre, all'esterno, la visibilità si riduce quasi a zero e l'aria si fa pesante senza parlare poi della possibilità d'avere la pioggia "rossa". Il tutto è un terribile mix che rende l'atmosfera abbastanza invivibile. Fortunatamente il fenomeno non è molto frequente e generalmente limitato ai mesi invernali

Gli effetti della Calima normalmente si fermano nel cuore dell'Oceano Atlantico anche se in qualche occasione, quando il fenomeno è notevolmente intenso, riescono a ad arrivare nei Caraibi.
Nel corso dei millenni la Calima è stata il principale artefice della creazione di particolari ecosistemi, oggi molto apprezzati dai turisti che visitano le Canarie, quali le Dune di Corralejo a Fuerteventura e le Dune di Maspalomas nell'isola di Gran Canaria

sabato 30 gennaio 2016

Rolex, l’interprete: “Ho perso il lavoro per consegnare orologio di Ryad”

Reda Hammad è l'interprete arabo che lavora con il governo dal 2001. E' lui che, sette giorni fa, in maniera anonima, ha fornito ulteriori dettagli sulla visita in Arabia Saudita. Adesso ha deciso di svelare la sua identità e completare il racconto sul parapiglia nato tra gli uomini del cerimoniale e la scorta del premier

Reda Hammad, egiziano de Il Cairo con passaporto italiano da più di vent’anni, è l’interprete arabo di Palazzo Chigi dal 2001. Nell’ordine, ha servito i governi di Silvio Berlusconi, Romano Prodi, ancora Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi. C’era anche Hammad la notte tra domenica 8 e lunedì 9 novembre 2015 in Arabia Saudita, spettatore esterrefatto di quel parapiglia per i Rolex donati dai sovrani sauditi agli italiani in trasferta con Renzi: “Ho perso il lavoro e molti soldi per riuscire a consegnare quel maledetto orologio. Ora devo soltanto tutelare la mia reputazione e rendere pubbliche le verità ancora nascoste”. Hammad è il testimone oculare che, sette giorni fa, in maniera anonima, ha fornito ulteriori dettagli sui fatti di Ryad. Quest’ultimo tassello completa il racconto a puntate del Fatto Quotidiano e sveste le bugie del governo. Proprio dell’esecutivo che veste le statue di marmo.

Perché ha coperto la sua identità?
Vi ho contattato dopo che ho letto la storia sul vostro giornale, ma ho chiesto di non comparire perché stavo tentando, fra infinite peripezie, di depositare il Rolex al Diprus, il dipartimento competente della Presidenza del Consiglio.

Scusi, ma perché non ha affidato subito il Rolex a Palazzo Chigi?
Ci ho provato, ma non volevano lasciare tracce. Ho chiesto trasparenza e mi hanno risposto con le intimidazioni. Ma occorre pazienza per ricostruire la vicenda.

Cosa è acceduto dopo la cena nel palazzo di re Salman?
I delegati italiani, inclusi giornalisti e imprenditori, hanno ricevuto un regalo.

Di che tipo?face
Orologi preziosi: cronografi Rolex e di altre marche, ma comunque costosi, di valore diverso.

Chi ha provocato la rissa?
La scorta di Renzi e alcuni dipendenti del Cerimoniale sono andati al piano di sopra per raccogliere i regali. Ma uno dei militari ha rivendicato il Rolex, accusando una persona del Cerimoniale di aver scambiato le scatolette. È finita con gli insulti, la scorta che ha preso i regali assegnati e l’imbarazzo del personale saudita.

Anche per l’interprete c’era un Rolex.
Sì, e non me l’aspettavo. Non sapevo se accettare o rifiutare l’omaggio, perché il mio impiego è di natura occasionale. Sono un collaboratore del governo. Ma la tensione era troppo elevata per domande così ingenue. Il giorno dopo mi ha avvicinato Ilva Sapora, il capo del Cerimoniale. Voleva rimediare a una figuraccia ormai consumata.

E cosa ha chiesto la Sapora?
Mi diceva: ‘Il presidente vuole tutti i regali nella sua stanza’. Mi è sembrata un po’ strana come giustificazione e non proprio in linea con le regole. Allora in cambio ho proposto di darmi una richiesta scritta e una ricevuta a consegna avvenuta, un documento ufficiale per proteggermi: va dimostrato che Hammad ha depositato il Rolex a Palazzo Chigi. Ma Sapora non ha accettato.

Poi siete rientrati in Italia.
Per risolvere presto la questione, l’11 novembre ho mandato invano un’email alla dottoressa Sapora. Il 20 mi ha telefonato un suo collaboratore e mi ha ribadito che potevo recarmi a Palazzo Chigi a portare il Rolex, ma non dovevo pretendere una carta scritta. Io gli ho ripetuto con fermezza che esigevo una richiesta e una ricevuta. Poco dopo mi ha richiamato per avvisarmi che la Sapora tollerava solo una consegna spontanea e che in ogni caso non avrei più ricevuto incarichi di lavoro dalla Presidenza del Consiglio. Non potevo più fidarmi, e dunque ho deciso di farmi assistere da un avvocato.

È sicuro che sia una ritorsione?
Vi racconto un episodio. Non vorrei sembrare pedante, ma è un obbligo essere precisi. Il 27 novembre mi ha contattato Fabio Sokolowicz, il consigliere diplomatico, per un lavoro che si sarebbe svolto il giorno stesso. Poi non mi ha chiamato più nessuno, né per confermare né per disdire. Quando l’ho sentito l’indomani mi ha rivelato che la pratica era stata bloccata dal Cerimoniale.

Compromessi i rapporti col Cerimoniale, come ha reagito?
Dapprima telefonicamente e poi attraverso la posta certificata, mi sono rivolto al Diprus, l’ufficio che gestisce i regali: erano gentili e attenti, ma all’inizio hanno ammesso di non conoscere niente dei Rolex e di Ryad. Ho atteso ancora la conclusione delle vacanze natalizie, e poi a gennaio ho spedito una lettera raccomandata dell’avvocato. E mi hanno convocato dopo l’uscita del vostro pezzo di una settimana fa.

Ora il Rolex è al Diprus.
Mi hanno ricevuto mercoledì, a distanza di oltre due mesi. Mi hanno accompagnato l’avvocato e il senatore Nicola Morra del Movimento Cinque Stelle. I responsabili del Diprus mi hanno confessato che non c’era un modulo o un verbale già pronto per la restituzione di un regalo di Stato, che non era mai successo dagli anni di Prodi e il mio Rolex era il primo che prendevano fra le mani tra quelli donati nella missione di novembre in Arabia.

Sequel di “Cowspiracy”: “What the health”

Kip Andersen e Keegan Kuhn non mollano, anzi. Nel giro di 13 ore hanno già raccolto 42mila dollari (e la stima continua a crescere mentre stiamo scrivendo) per portare a termine “What the health” il loro nuovo documentario. 

I creatori di “Cowspiracy“, il film che sta girando per il mondo per raccontare il vero impatto della produzione di carne sull’ambiente, proseguono in modo assolutamente coerente il loro percorso pestando i piedi all’industria della salute.

 Di che cosa parla il documentario? “What the health” si pone l’obiettivo di scoprire quale sia l‘impatto degli alimenti di origine animale e altamente trasformati sulla nostra salute, e racconta perché le principali organizzazioni che si occupano di salute negli Stati Uniti continuano a promuovere e sostenete l’industria nonostante gli innumerevoli studi medici che dichiarano e mostrano apertamente i danni di quel cibo sulla nostra salute.

Un documentario difficile e forse ancora più pericoloso e denso di rischi del precedente ma che ne è la diretta e inevitabile conseguenza: “Non solo esploriamo il rapporto di questo settore con la nostra salute personale- spiegano i due registi – ma come questo sia collegato all’industria farmaceutica, l’industria medica, le organizzazioni sanitarie, anche al governo e, inoltre, parleremo anche degli effetti che la produzione industriale ha sulle comunità che vivono accanto alla produzione vera e propria.

 Insomma, una vera bomba, e lo sarà, c’è da crederlo, dato l’effetto e il tam tam creato da Cowspiracy che pare inarrestabile e che ha battuto alla porta anche dei governi, compreso quello italiano.

I rischi veri “Il rischio di parlare pubblicamente di queste industrie al mondo è grande – scrivono nel testo dedicato alla raccolta fondi Kip e Keegan – ma il fatto che tutto questo venga taciuto mentre milioni di persone muoiono ogni anno è un rischio ancora più grande. Non parlarne non è un’opzione percorribile, ed è per questo che siamo tutti qui, cercando di unire le forze per mostrare al mondo la verità”.

 I due filmaker hanno rischiato e stanno rischiando ancora per “Cowspiracy” poiché, lo ricordiamo, negli Stati Uniti, mostrare immagini di allevamenti e addentrarsi nelle meccaniche della produzione della carne e dei suoi derivati può costare un’accusa di terrorismo.

Ma la macchina è avviata, e la raccolta fondi che sembra non arrestarsi (siamo arrivati a 45mila mentre terminiamo l’articolo),

Vegani e vegetariani in aumento: migliora la salute

Come ogni anno, puntuali come le tasse, arrivano i dati Eurispes relativi a comportamenti, tendenze e economie del nostro paese, sempre in bilico fra “salutismo” e menefreghismo. Se il 2014 fu l’anno di una leggera flessione verso il basso di chi sceglieva vegan, ecco che il 2015, invece, vede un recupero davvero interessante.

 Vediamo i dati emersi: il 7,1% degli italiani si dichiara vegetariano e il loro numero è in lieve aumento: infatti negli ultimi tre anni la quota di vegetariani in Italia è dapprima diminuito (passando dal 6,5% del 2014 al 5,7% del 2015), poi aumentato di quasi 2 punti percentuali nel 2015.

 La vera novità sono i vegani che aumentano e arrivano a toccare l’1% della popolazione totale in Italia. Una minoranza che però sta facendo molto parlare di sé (e se non lo sappiamo noi…). Ancora più interessante è valutare i risultati pubblicati da Eurispes riguardo le motivazioni che portano i nostri compatrioti a scegliere un’alimentazione vegetariana o vegana. La maggior parte è mosso da ragioni che hanno a che fare con la salute e il benessere: il 46,7%. Il 30%, invece, da una motivazione etica, mentre poco più del 12% deve la sua scelta alla sensibilità per la tutela ambientale.

MILANO 3/2:Cowspiracy al cinema APOLLO

Data: 03 febbraio 2016
Ora: 20:00 - 22:00
Luogo: Apollo spazioCinema – Milano



Uno dei più importanti cinema di Milano ospiterà Essere Animali e il documentario COWSPIRACY per una importante serata di approfondimento sul tema degli allevamenti e del loro problema etico e ambientale.

L’ormai celebre documentario, prodotto nella sua seconda versione da Leonardo Di Caprio, apre molti interrogativi sulle scelte alimentari di questa società e attraverso interviste, inchieste e la storia personale del regista, offre anche una semplice soluzione a molti problemi che stiamo causando al pianeta: un’alimentazione a base vegetale.

Un’occasione da non perdere per portare amici, conoscenti e parenti a vedere quello che è stato definito «Un documentario che sarà d’ispirazione e scuoterà il movimento ambientalista» da 
Darren Aronofsky, regista di  ‘Noah’ e ‘Il cigno nero’

venerdì 29 gennaio 2016

ALESSANDRO MAGNO, LA MELA ROSSA ED I 400 ANNI DEI SACERDOTI

TRADIZIONI E LEGGENDE LEGATE ALLA MELA PER STIMOLARE LA CURIOSITÀ


Carlo Sirtori, medico e scienziato di fama internazionale ha definito la mela “il frutto dal volto umano“.
Dalle analisi comparate con altri frutti ipotizzò che fosse l’unico frutto con biochimica massimamente idonea al corpo umano.
La sua analisi confermerebbe il rapporto di specie-specificità che si instaura tra una specie animale e una specie vegetale.
Ultimamente sto approfondendo studi sulle proprietà della mela, sto portando avanti sperimentazioni e approfondendo simpatici racconti storici, leggendari e mitologici che ne parlano.
Mi sono reso conto che la simbologia che ha a che fare con la mela è interminabile.
Anche se i miti non sono paragonabili ad una pubblicazione scientifica, dietro la mitologia spesso si celano punti di vista che fanno parte di una saggezza popolare.



Probabilmente non è un caso che nelle favole, nelle leggende e in molti testi sacri da migliaia di anni venisse dato tutto questo interesse ad un frutto così umile.
Ma ora parliamo dei miti e delle tradizioni che la citano.



Il “pomo della discordia” o mela della discordia è l’oggetto lanciato da Eris, dea della discordia, sul tavolo dove si stava svolgendo il banchetto in onore del matrimonio di Peleo e Teti. La dea, per vendicarsi del mancato invito alla festa, incise sul pomo la frase “Alla più bella”, causando così una lite furibonda fra Era, Afrodite, e Atena.
Anche se nella Bibbia non viene mai citata la mela, essa è comunque divenuta popolarmente il frutto di Adamo ed Eva.
Alcune tradizioni ebraiche dicono che Adamo ed Eva vissero nell’Eden 900 anni e la transizione tra l’Eden e il mondo terreno avvenne tramite una mela. Solo dopo aver abbandonato il Paradiso terrestre Adamo ed Eva ebbero figli, infine morirono 50 anni dopo la loro cacciata.



Da una mia deduzione metaforica nasce l’ipotesi che rimanda anche al diverso tipo di contatto sessuale che poteva esserci tra i due: prima più tantrico e spirituale, poi più animalesco e legato all’energia del primo chackra.
A pensare a questo passo della Bibbia mi è venuta in mente un’altra transizione… i neonati mediamente vengono svezzati su consiglio di tutti i pediatri proprio con la mela.



Newton ebbe un’illuminazione sulla legge di gravitazione universale quando gli cadde una mela in testa… chissà, quella mela potrebbe essere stata indirizzata non solo metaforicamente nella testa?



Alessandro Magno alla ricerca dell’”Acqua della Vita”, tra le tante scoperte che fece individuò in India delle mele che prolungavano la vita dei sacerdoti fino a 400 anni (così recitano alcuni testi che narrano dei suoi viaggi).
In uno di questi racconti si riporta che egli fosse solito mangiare la mela durante le sue campagne persiane, da qui l’appellativo: “mela persiana“

Curiosando in alcuni siti internet ho trovato inoltre una simpatica notizia: per lui esistevano 2 tipi di mele, la mela della vita e della longevità e la mela che portava alla comune morte, che secondo lui era quella dorata.


Chissà perchè lungo la vallata del Nilo il faraone Ramsete II (XIII secolo a.C.) diede ordine di coltivare enormi distese di meleti? Il faraone a quel tempo era privilegiato nell’avere accesso ad insegnamenti e conoscenze scientifiche avanzatissime anche per i giorni nostri.



Pensiamo a Biancaneve; ne l’Iliade Paride diede in premio ad Afrodite una mela d’oro poiché ella era, secondo lui, la più bella dea dell’Olimpo; la mela che secondo la leggenda venne posta sulla testa del figlio di Guglielmo Tell affinché egli la colpisse con una freccia; New York viene chiamata la “grande mela”, per non parlare del famoso detto “una mela al giorno toglie il medico di torno”.



Ma non finisce qui. Avalon, l’ “isola delle mele”, è l’isola mitica dove Artù fu curato da sua sorella Morgana, dopo la battaglia di Camlon.



Sapete che proprio sotto un melo insegnava Mago Merlino?

Bilderberg Group to Meet in Sierra City in may 2016

Sierra City, CA — The annual private meeting of North American and European elites known as the Bilderberg Group announced this week that they will be holding their annual conference at Herrington’s Sierra Pines Resort in May of 2016. According to chairman Henri de Castries, the site was chosen due to its remote location and convenient helicopter landing area directly across from the resort.

“It makes, um, perfect sense to hold our annual meeting in Sierra City,” said Mr. Castries in broken English in a Scooper telephone interview. “It is the perfect place with trees and beautiful mountains. it’s also far away enough to confuse Alex Jones. And it’s also the final resting place of Adolf Hitler.”

The Bilderberg Group, Bilderberg conference, Bilderberg meetings, or Bilderberg Club is an annual private conference of 120 to 150 people of the European and North American political elite, experts from industry, finance, academia, and the media, established in 1954.  According to some, the Bilderberg Group is the leadership committee for  the Council on Foreign Relations (CFR), IMF, World Bank, Trilateral Commission, EU, and powerful central bankers from the Federal Reserve, the ECB’s Jean-Claude Trichet, and Bank of England’s Mervyn King. To name a few.

The Scooper reached out to local Bilderberg expert Skyy Wolford for his insights on the infamous and secretive group

“Whatever its early mission,” said Mr. Wolford who visited the Scooper offices earlier this week, “the Bilderberg Group is now a shadow world government threatening to take away our right to direct our own destinies by creating a disturbing reality very much harming the public’s welfare. In short, Bilderbergers want to supplant individual nation-state sovereignty with an all-powerful global government, corporate controlled, and check-mated by militarized enforcement.”

According to the management at Herrington’s, they have no knowledge about the upcoming meeting. When pressed, they told us they had no comment, but also said that, “we should know, because that Lou guy was invited.”

“Look, we’re not going to talk about it,” said a spokesperson for the famous mountain resort. “If you need more information on it, talk to Lou LaPlante.”

As it turns out, Nevada County Scooper President Lou LaPlante has been invited to attend the 2016 Bilderberg Group Meeting.

“I can’t talk much about the invite,” said Mr. LaPlante in an email. “But suffice to say, Bill Gates is a huge Scooper fan and personally invited me. You can only get in by invite. Or in the case of Alex Jones, you can force yourself in with a bullhorn, but that behavior normally doesn’t get you to the good seats, if you know what I mean. ‘Nuff said.”

According to people in the Scooper’s extended “infowars” network, conspiracy theorist par excellence Alex Jones has made no announcement about whether he plans on protesting the event.

Il piumino FRUTTARIANO per l'inverno

Caldi, soffici, leggeri e morbidi: sono i pappi, i filamenti dell’ascelpias syriaca che potrebbero sostituire le piume d’oca e in più salvano la biodiversità


Ultime news nel campo della moda cruelty free arrivano dal Canada: ecco il piumino vegetale. Chiamata “seta d’America” per la sua morbidezza e luminosità, l’ascelpias syriaca potrebbe sostituire la piuma d’oca nel settore dell’abbigliamento e per la produzione di biancheria per la casa. Dopo la fibra di soia, di ortica o la pelle di albicocca o mela, la natura ci offre un altro materiale che ci permetterà di produrre tessuti senza maltrattare gli animali.

Un’ottima alternativa ai metodi cruenti che prevedono la tortura delle oche per prelevare le piume che imbottiranno giacche e coperte per tenerci più al caldo potrebbe essere una pianta considerata un’infestante: l’ascelpias syriaca, o meglio per la precisione i suoi semi. I filamenti, chiamati “pappi”, che la pianta crea per proteggere i semi sono come morbida ovatta con la quale si può produrre una fibra naturale resistente, leggera e impermeabile ottima per proteggersi dal freddo

Chi fa fatica ad alzarsi al mattino è più intelligente

Lo rivelano due ricerche di prestigiose università internazionali: chi fa le ore piccole al mattino sarebbe più creativo

Ok, vi chiediamo scusa. Vi abbiamo dato i suggerimenti per trasformarvi in irriducibili mattinieri pronti ad abbandonare il piumone all’alba senza ripensamenti, ma non abbiamo tenuto in considerazione la vostra vena artistica. Che a quanto pare si è sviluppata proprio grazie alla vostra anima di eterni pigroni.  Proprio così: le persone che vanno a dormire tardi, e che dunque faticano ad alzarsi al mattino, sarebbero nettamente più creative (e, in senso generale, più intelligenti) di quelle che sono solite addormentarsi subito dopo cena.

A dirlo sono due ricerche condotte da prestigiose scuole internazionali. La prima arriva dall’Università di Madrid http://landingieu.ie.edu/ie-university-esp?gclid=CN-m19CArMoCFVQYHwodr5wDSg : lo studio ha riguardato mille studenti delle diverse facoltà, e ha rivelato che gli amanti delle ore piccole possono vantare un maggior coefficiente intellettivo e una maggiore intelligenza logica.

La secondo ricerca arriva invece dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano http://www.unicatt.it/ e ha messo alla prova 120 persone con età e abitudini differenti.

Attraverso tre test, sono state valutate le loro capacità di rispondere in modo pronto e flessibile a richieste in continuo cambiamento, di trovare soluzioni originali ai problemi e di elaborare alternative. Risultato: chi era solito coricarsi tardi e rimanere un po’ più a lungo a letto alla mattina si è dimostrato decisamente più pronto. Più creativo, insomma. Con buona pace delle allodole, che senz’altro saranno più organizzate e precise, ma non avranno mai il fascino e la prontezza dell’artista dei gufi

Il tuo curriculum (CV) come viene visto dalle aziende

Quando rispondi alle offerte di lavoro, invii il tuo CV all’azienda che ha inserito l’annuncio. Ma come appare il tuo curriculum ai selezionatori?

Come le aziende vedono i CV

Il Menu personale delle aziende permette di visualizzare le informazioni più importanti dei CV anche senza aprirli.
I dati principali del curriculum che possono essere ordinati e filtrati sono, ad esempio: data di iscrizione, titolo di studio, provincia, anni di esperienza, stipendio, categoria e ultimo posto di lavoro.
Quando crei il tuo CV su InfoJobs è fondamentale che questi campi siano completati con precisione.

Un primo screening dei CV ricevuti può essere effettuato basandosi su queste poche informazioni che assumono una notevole importanza per la selezione. Anche per questo motivo, ti consigliamo di rispondere alle offerte realmente in linea con il tuo profilo.

Se in un’offerta si richiedono almeno due anni di esperienza e tu sei neolaureato, con molta probabilità il tuo CV non passerà alla fase successiva. È meglio avere poche candidature pertinenti che molte non in linea con la mansione richiesta.

Perché scartano il mio CV senza leggerlo?

Forse anche tu ti sarai chiesto com’è possibile che un curriculum sia stato scartato senza essere nemmeno stato letto.
Nella maggioranza dei casi il motivo è proprio che uno dei requisiti fondamentali - ad esempio titolo di studio o anni di esperienza -  non è in linea con quanto richiedeva l’offerta. Il selezionatore, tramite i filtri, può infatti visualizzare le informazioni che ritiene essenziali per la posizione ricercata ed eventualmente escludere i CV non idonei senza aprirli. In questo caso il CV viene scartato senza essere stato letto dettagliatamente.

Per far sì che il tuo CV abbia l'attenzione che si merita, ti consigliamo di valutare sempre di essere in possesso dei requisiti fondamentali dell'annuncio, prima di inviare la candidatura.
Spesso, inoltre,  le aziende inseriscono più offerte contemporaneamente o nel giro di pochi mesi: se rispondi anche agli annunci poco adatti alle tue competenze, c’è il rischio che la tua candidatura sia presente per offerte diverse e spesso inconciliabili.
Ti ricordiamo che hai la possibilità di vedere come viene visualizzato il tuo CV dalle aziende, cliccando su “Vedere il tuo CV